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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23561/2023 del 30/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Alessandro Pagano per l'omicidio pluriaggravato di Antonio Maiorano (21/07/2004). Il ricorrente deduceva: insufficienza e travisamento della prova, violazione del principio ne bis in idem per presunte ripetute contestazioni basate sul medesimo fatto (procedimenti Ghost e Tela del Ragno), utilizzo indebito di risultanze e sentenze non definitive, mancata autonoma valutazione del Tribunale del riesame, e illegittima applicazione della presunzione di pericolosita ex art. 275, comma 3 c.p.p., nonostante il rilevante lasso temporale, l'assenza di collegamenti attuali con consorterie criminali e la vita stabile e irreprensibile del Pagano (residenza e lavoro in Svizzera, famiglia).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato soltanto sul profilo delle esigenze cautelari. Ha rigettato le censure relative alla valutazione dei gravi indizi, al ne bis in idem e all'utilizzabilita di provvedimenti e sentenze acquisiti, confermando che il Tribunale del riesame aveva motivato in maniera congrua su quegli aspetti. Tuttavia la Cassazione ha constatato che il Tribunale non ha adeguatamente valutato gli elementi difensivi idonei a confutare la presunzione di pericolosita ex art. 275, comma 3 c.p.p., in particolare il lungo intervallo temporale (fatto del 2004 vs misura 2022), la condotta di vita positiva, la residenza e lavoro all'estero, e l'assenza di prove di legami attuali con sodalizi mafiosi. Perciò ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al profilo delle esigenze cautelari e ha disposto il rinvio al Tribunale del riesame di Catanzaro per nuovo giudizio sulla sussistenza delle esigenze cautelari; ha invece respinto gli altri motivi di ricorso.

Norme richiamate

  • art. 273 c.p.p.

    Definizione del parametro dei "gravi indizi di colpevolezza" come valutazione prognostica che richiede una qualificata probabilità di condanna; i giudici cautelari devono motivare il significato incriminante degli elementi raccolti in chiave prognostica.

  • art. 275, comma 3 c.p.p.

    Prevede una presunzione relativa di pericolosita quando è contestata l'aggravante di cui all'art. 416-bis. Tale presunzione è superabile da elementi difensivi; il giudice deve valutare anche il fattore temporale e gli elementi di vita attuali per verificare l'attualita e la concretezza del pericolo di reiterazione.

  • art. 292 c.p.p.

    Indica il modello motivazionale per le decisioni cautelari: il giudice deve identificare e motivare specificamente il valore degli elementi indizianti e confrontarsi con le regole prudenziali proprie degli elementi valutati.

  • art. 238-bis c.p.p.

    Consente l'acquisizione di sentenze irrevocabili come elementi di prova; la Corte sottolinea però che l'acquisizione non determina automatismi: il giudice conserva autonomia nell'utilizzazione delle ricostruzioni contenute nelle sentenze acquisite.

  • art. 405, comma 1-bis c.p.p.

    Prevede la non esercitabilita dell'azione penale nei confronti di indagato raggiunto da misura cautelare poi annullata e confermata in Cassazione; giustifica il precedente stop dell'azione penale nei confronti del Pagano in un procedimento anteriore.

  • art. 416-bis c.p.

    Norma sul reato di associazione di stampo mafioso; la contestazione di tale reato attiva la speciale presunzione di pericolosita richiamata dall'art. 275 c.p.p.

  • art. 649 c.p.p.

    Regolava il divieto di bis in idem processuale. La Corte richiama l'evoluzione giurisprudenziale e costituzionale (idem factum): il divieto opera quando il fatto storico nella sua dimensione materiali e naturalistica sia identico, indipendentemente dalle differenti qualificazioni giuridiche.

  • art. 533 c.p.p.

    Ricordata come parametro di giudizio finale (superamento del dubbio ragionevole) nella prospettazione del valore probatorio che il giudice cautelare deve considerare in via mediata.

Massime di principio

  • In materia cautelare la Cassazione non rivede autonomamente la valutazione dei fatti ma verifica la completezza, la logicita e la coerenza della motivazione; critiche che si risolvono in una diversa lettura del materiale probatorio sono generalmente inammissibili.
  • Il divieto del ne bis in idem processuale opera rispetto all'identita del fatto storico (idem factum): una assoluzione o giudicato per una qualificazione diversa non preclude automaticamente una nuova iniziativa penale se il fatto storico perseguito non coincide integralmente.
  • Le sentenze irrevocabili acquisite ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p. possono essere utilizzate come elemento di conoscenza, ma il giudice mantiene autonomia logica nell'apprezzamento e non e' vincolato ad adottare automaticamente la ricostruzione contenuta in esse.
  • La presunzione di pericolosita ex art. 275, comma 3 c.p.p. e' relativa: puo' essere efficacemente superata mostrando elementi concreti che ne escludano l'attualita (es. lungo lasso temporale dal fatto, vita stabile all'estero, assenza di legami attuali con sodalizi criminali).
  • Nel riesame delle esigenze cautelari il fattore temporale (tempo 'silente' tra fatto e misura) e gli elementi di vita attuali dell'indagato devono essere valutati e motivati espressamente; omettere tale valutazione puo' portare all'annullamento limitato del profilo cautelare.
  • Le questioni relative alla utilizzabilita di dichiarazioni di collaboratori o ad altri elementi critici richiedono valutazioni prudenziali e specifiche nelle motivazioni; tuttavia la mera contestazione della credibilita non e' normalmente sindacabile in Cassazione se si tratta di valutazione di merito.

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