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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17340/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per danneggiamento con minaccia (art. 635 c.p.), sostenendo che la minaccia non fosse contestuale al danneggiamento ma avvenuta in un momento precedente ed etiologicamente scollegato, dunque mancherebbe la fattispecie aggravata contestata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché dedotto per motivi non consentiti: la questione sollevata non era stata affrontata in appello e implicherebbe valutazioni di merito (accertamenti fattuali) preclusi al giudizio di legittimità, ai sensi dell'art. 606, comma 3, c.p.p. La Corte ha richiamato la qualificazione del fatto come danneggiamento commesso su cose destinate a pubblico servizio (colonnine di erogazione carburante) e ha osservato che il reato resta perseguibile d'ufficio anche dopo la riforma "Cartabia", escludendo l'applicabilità delle novità sulla procedibilità a querela nel caso concreto. Conseguentemente il ricorso è respinto, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 635 cod. pen.

    danneggiamento con minaccia alla persona

    La fattispecie contestata è stata valutata nella sua versione aggravata (colpire cose destinate a pubblico servizio); la Corte ritiene che la qualificazione non possa essere riformulata in Cassazione senza ricostruzione di fatto

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    motivi di ricorso che implichino valutazioni di fatto non consentiti in Cassazione

    Impedisce la trattazione in sede di legittimità di questioni che richiedono accertamenti di merito non svolti in precedenza

  • riforma "Cartabia"

    novità in tema di procedibilità a querela

    La Corte osserva che, nel caso specifico, il reato resta perseguibile d'ufficio (art. 635, secondo comma) e quindi le modifiche sulla procedibilità a querela non sono applicabili alla vicenda

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 17235 del 17/01/2018 (Tucci, Rv. 272651)

    richiamata per principio di inammissibilità di questioni di fatto in Cassazione

    Conferma il principio che la Cassazione non può decidere su questioni che richiedono nuova valutazione di fatto o prova

Massime di principio

  • In Cassazione non sono ammissibili motivi che richiedano nuovi accertamenti di fatto: i temi non sollevati o non affrontati in appello rischiano di essere esclusi dalla cognizione della Corte di legittimità
  • Quando si contesta la sussistenza o la contestualità di più atti (es. minaccia e danneggiamento), la valutazione della temporalità e del nesso eziologico è tipicamente questione di fatto e pertanto va proposta e sviluppata nei gradi di merito
  • Se un reato è configurato come aggravato per aver colpito beni destinati al pubblico servizio, tale qualificazione dipende dall'accertamento concreto (es. funzione pubblica delle colonnine di carburante) e non può essere riformulata in sede di legittimità senza valutazioni istruttorie
  • Le modifiche normative riguardanti la procedibilità (es. riforma "Cartabia") vanno verificate caso per caso: se la fattispecie rimane perseguibile d'ufficio, le novità sulla querela non mutano l'esito processuale
  • Chi impugna in Cassazione deve limitarsi a questioni di diritto astratto o a violazioni formali o di diritto manifestamente rilevabili senza necessità di nuovo esame probatorio

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