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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11142/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di restituzione dei beni sottoposti a sequestro penale da parte di Luigi Sassanelli dopo pronunce liberatorie; il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per incompatibilità tra il rigetto della restituzione e le due sentenze assolutorie (una per non sussistenza del fatto e l'altra per ne bis in idem) relative alla ricettazione degli stessi beni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando un travisamento degli atti da parte del giudice dell'esecuzione: le sentenze assolutorie non hanno affermato che i beni fossero comunque provento di furto, ma hanno escluso la prova che i beni sequestrati fossero quelli sottratti alle persone offese; ne consegue che non sussistono ragioni per mantenere il vincolo probatorio. L'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e è stata disposta la restituzione immediata dei beni all'avente diritto; è inoltre disposta la comunicazione al Procuratore Generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.

Norme richiamate

  • artt. 81 e 648 cod. pen.

    Sono le norme richiamate nell'imputazione iniziale; la Corte segnala che le assoluzioni hanno escluso la prova relativa alla provenienza dei beni indicati, rendendo inapplicabile il mantenimento del sequestro come se i beni fossero stati accertati come provento.

  • art. 624-bis cod. pen.

    Richiamata in relazione alla contestata ricettazione dei beni; la Corte rileva che le sentenze del Tribunale non hanno affermato che i beni sequestrati fossero provenienti dal reato contestato, perciò non sussiste più giustificazione per il vincolo probatorio.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Applicato nella seconda sentenza del Tribunale che ha dichiarato il non doversi procedere per ne bis in idem; tale pronuncia impedisce ulteriori misure cautelari fondate sulla medesima contestazione e supporta la restituzione dei beni.

  • art. 626 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la comunicazione all'Autorità giudiziaria competente (Procuratore Generale) a seguito dell'annullamento del provvedimento.

  • Cass. Sez. 5, n. 21914 del 16/03/2023 (Castaldo)

    Richiamata a supporto del principio per cui il travisamento di atti processuali o la non corrispondenza della motivazione ai fatti possono compromettere la tenuta logica della decisione e giustificare l'annullamento.

Massime di principio

  • Dopo una pronuncia assolutoria che esclude la prova che i beni siano provento di reato, il vincolo probatorio (sequestro) non può perdurare e deve essere revocato con restituzione degli oggetti all'avente diritto.
  • La declaratoria di non doversi procedere per ne bis in idem estingue la legittimazione a mantenere misure cautelari sui beni relativi alla stessa contestazione.
  • Il giudice dell'esecuzione deve interpretare correttamente le motivazioni della sentenza liberatoria: non è consentito riformulare obiter una diversa qualificazione dei fatti per giustificare la conservazione del sequestro.
  • Un travisamento degli atti o una errata lettura della motivazione che incide sulla coerenza logica della decisione giustifica l'annullamento del provvedimento impugnato.
  • In situazioni analoghe è opportuno che la parte interessata indichi con precisione quali atti siano stati travisati e in che modo la motivazione contraddica le pronunce liberatorie, perché ciò facilita l'accoglimento del ricorso.

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