Cassazione Penale, Sentenza n. 46473/2023 del 17/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Lanzalone chiedeva la revoca della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici prevista dall'art. 317-bis c.p., applicata con sentenza irrevocabile di condanna per tentata concussione. Sosteneva che l'art. 317-bis si riferisce soltanto ai reati consumati e che l'estensione della pena accessoria al tentativo costituirebbe analogia in malam partem e lesione dei principi di proporzionalità e legalità (richiamando altresì profili di possibile incostituzionalità rispetto agli artt. 3, 27 e 117 Cost. e all'art. 7 CEDU). Il Tribunale aveva rigettato la richiesta e la Corte ha esaminato il ricorso.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato il principio consolidato di giurisprudenza secondo cui l'art. 317-bis c.p., pur non menzionando espressamente la consumazione, deve essere applicato anche quando il delitto è nella forma del tentativo, in ragione della ratio della norma e della tutela rafforzata dei beni giuridici interessati (peculato e concussione). La Corte ha richiamato precedenti (Sez. 6, n. 9204/2005; Sez. 6, n. 8148/1992) che già affermavano l'applicabilità della pena accessoria al tentativo. Ha ritenuto infondata la questione di costituzionalità prospettata e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 317-bis cod. pen.
La Corte interpreta la norma come riferita alla condanna per i reati indicati senza richiedere espressamente la consumazione; in base alla ratio e alla giurisprudenza consolidata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici si applica anche al delitto tentato di concussione.
art. 56 cod. pen.
Richiamato nei motivi della sentenza come principio che prevede una pena principale meno grave per il tentativo; tuttavia ciò non esclude l'applicazione della pena accessoria quando la ratio della norma lo giustifica.
art. 3 Cost.
Invocato dal ricorrente per profili di uguaglianza e proporzionalità; la Corte ha ritenuto la questione manifestamente infondata e non ha accolto la censura.
art. 27 Cost.
Richiamato dal ricorrente in relazione al principio di personalità della pena e proporzionalità; la Corte non ha ritenuto sussistente violazione costituzionale.
art. 117, comma 1 Cost.
Censurato dal ricorrente in ordine a presunta incompatibilità con obblighi internazionali; la Corte ha ritenuto la questione infondata.
art. 7 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)
Citato dal ricorrente in tema di nulla poena sine lege e proporzionalità; la Corte non ha ritenuto che vi sia violazione tale da giustificare l'accoglimento del ricorso.
Massime di principio
- Se una norma penale dispone un'effetto (es. pena accessoria) riferendosi genericamente alla condanna per determinati reati senza menzionare la consumazione, la giurisprudenza può estendere tale effetto anche al delitto tentato, se la ratio della norma tutela beni giuridici che sussistono anche nel tentativo.
- Per valutare l'applicabilità di una pena accessoria al tentativo occorre guardare alla 'ratio legis' e alle esigenze di tutela che hanno indotto il legislatore a prevedere la sanzione, non solo alla formula testuale che eviti espressamente il tentativo.
- La mera autonomia tecnica del reato tentato non impedisce che gli effetti sfavorevoli previsti per il reato consumato si applichino anche al tentativo, quando sussistano le stesse esigenze di tutela e la giurisprudenza consolidata lo ritenga coerente con l'ordinamento.
- Le censure di incostituzionalità basate sulla proporzionalità o sulla previsione normativa devono dimostrare uno specifico profilo di incompatibilità; la Corte tende a respingere tali questioni quando esiste precedente giurisprudenziale consolidato e una chiara ratio legis.
- In situazioni analoghe, il difensore che voglia opporsi all'applicazione di una pena accessoria al tentativo dovrebbe: verificare la lettera della norma, cercare precedenti favorevoli della Suprema Corte o della Corte costituzionale, argomentare in termini di ragionevolezza e proporzionalità e, se del caso, prospettare in modo circostanziato la questione di costituzionalità.
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