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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1425/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricci ha chiesto la riparazione per la custodia cautelare subita dopo essere stato gravemente indiziato del delitto di furto materialmente commesso da De Palma e Natale su un'autovettura collegata all'acquisto effettuato da Ricci; il ricorrente è stato poi assolto definitivamente. Ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che aveva respinto la domanda, denunciando violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizio di motivazione: il giudice della riparazione, secondo il ricorrente, si sarebbe basato su valutazioni congetturali e sulle argomentazioni del Pubblico Ministero, attribuendo a Ricci una colpa (presunta mancata custodia/consegna delle chiavi) non dimostrata e non coerente con gli accertamenti di merito (l'auto risultava intestata alla società venditrice e Ricci aveva sempre negato la proprietà)

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Ancona per un nuovo giudizio. La Suprema Corte ha richiamato i principi secondo i quali l'esclusione dell'indennizzo per colpa grave o dolo richiede l'accertamento di comportamenti specifici che abbiano causalmente "dato causa" o "concorso a dar causa" alla privazione della libertà; tale esclusione deve fondarsi su dati di fatto certi (elementi accertati o non negati) e non su congetture o fatti non provati o esclusi dalla sentenza di assoluzione. La Corte d'appello dovrà dunque riesaminare la domanda attenendosi a questi principi

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    L'art. 314 c.p.p. disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta che l'esclusione dell'indennizzo per dolo o colpa grave richiede la prova di condotte specifiche che abbiano causalmente determinato lo stato detentivo e che tale valutazione debba fondarsi su elementi di fatto certi, non su congetture

Massime di principio

  • Per negare l'indennizzo in sede di riparazione occorre provare comportamenti specifici del richiedente che abbiano causato o concorso a causare la detenzione; non sono sufficienti deduzioni congetturali
  • Il giudice della riparazione deve basare la decisione su elementi "accertati o non negati"; i meri indizi o le valutazioni del P.M. non possono sostituirsi a prove certe
  • Non si possono usare, come ostativo al diritto alla riparazione, fatti esclusi o non provati nel giudizio di cognizione che ha portato all'assoluzione
  • Il principio solidaristico dell'istituto impone di non trasformare il giudizio di riparazione in un nuovo processo in cui si riassegna responsabilità sulla base di elementi disattesi dalla sentenza di assoluzione
  • In situazioni analoghe, se manca prova certa del nesso causale tra una condotta del detenuto e l'emissione della misura cautelare, il diritto all'indennizzo dovrebbe essere riconosciuto

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