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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21144/2025 del 24/07/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (datore di lavoro)

La controversia

La Corte esamina un'istanza di correzione di errore materiale proposta dalla datrice di lavoro avverso la propria precedente ordinanza della Sezione Lavoro n. 4985/2025. Il provvedimento da correggere riguardava una controversia di lavoro promossa da un dipendente dell'ARIF Puglia, assunto dal 2010 come operaio specializzato IV livello e adibito a mansioni forestali, che aveva chiesto l'accertamento dell'inadempimento datoriale e la condanna al pagamento di somme asseritamente dovute per lavoro straordinario nel periodo 1 aprile 2016 - 22 dicembre 2016, o in subordine il risarcimento del danno. Il Tribunale di Bari aveva accolto la domanda, la Corte d'appello di Bari aveva rigettato l'impugnazione e la Cassazione aveva a sua volta rigettato il ricorso dell'ARIF. Nell'istanza attuale si denuncia che nella motivazione dell'ordinanza di Cassazione sarebbero presenti meri errori materiali nello 'Svolgimento del processo': il cognome del lavoratore sarebbe stato indicato erroneamente come Scirpoli invece di Sinisi; mancherebbe una parentesi dopo la parola 'forestale'; e sarebbe stato indicato Foggia invece di Bari. La Corte verifica gli atti e ritiene effettivamente sussistenti tali errori, disponendone la correzione ai sensi degli artt. 287 e 391-bis c.p.c. Inoltre chiarisce che nel procedimento di correzione non vi è luogo a pronunciare spese, perché si tratta di procedimento di natura ordinatoria e sostanzialmente amministrativa, privo di una parte soccombente in senso proprio.

La decisione

La Corte accoglie l'istanza di correzione di errore materiale e dispone la rettifica dell'ordinanza n. 4985/2025 nei punti indicati: il cognome del controricorrente deve leggersi 'Sinisi' e non 'Scirpoli'; dopo la parola 'forestale' deve intendersi apposta la parentesi mancante; 'Foggia' deve leggersi 'Bari'. Ordina inoltre l'annotazione della correzione sull'originale del provvedimento. Non provvede sulle spese, affermando che nel procedimento di correzione degli errori materiali non è configurabile una soccombenza rilevante ai fini dell'art. 91 c.p.c.

Norme richiamate

  • art. 287 c.p.c.

    Consente la correzione degli errori materiali contenuti nei provvedimenti del giudice.

  • art. 391-bis c.p.c.

    Richiamato come base procedurale per la correzione degli errori materiali in sede di legittimità.

  • art. 91 c.p.c.

    Non trova applicazione nel procedimento di correzione degli errori materiali, perché manca una parte soccombente in senso proprio.

Massime di principio

  • La correzione dell'errore materiale è ammessa quando il vizio è meramente formale e risulta oggettivamente desumibile dagli atti di causa, senza incidere sul contenuto decisorio sostanziale.
  • Nel procedimento di correzione degli errori materiali la Corte può limitarsi a rettificare dati identificativi, refusi e indicazioni documentali erronee presenti nel provvedimento, ordinando l'annotazione della correzione sull'originale.
  • Il procedimento di correzione ha natura ordinatoria e sostanzialmente amministrativa; pertanto non comporta una pronuncia sulle spese ai sensi dell'art. 91 c.p.c., mancando una soccombenza in senso tecnico.
  • La verifica della sussistenza dell'errore materiale si compie confrontando il testo del provvedimento con gli atti di causa, per accertare se la discrepanza sia frutto di mero lapsus materiale e non di una scelta decisoria.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicato

Testo integrale

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