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Sentenza

Sentenza n. 3533/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

Giustizia amministrativa202401263

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza comunale di demolizione di plurimi interventi edilizi abusivi e contro la connessa previsione di acquisizione gratuita al patrimonio comunale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’appellante ha impugnato la sentenza del TAR deducendo: nullità per difetto assoluto o apparenza della motivazione; error in iudicando ed error in procedendo per violazione della disciplina edilizia e procedimentale; travisamento dei presupposti, poiché la SCIA in sanatoria presentata nel 2021 avrebbe dovuto determinare la caducazione, o almeno l’improcedibilità del ricorso, avverso l’ordinanza di demolizione; difetto di istruttoria e motivazione dell’ordinanza; violazione delle garanzie partecipative; insussistenza dei presupposti per la demolizione, sostenendo che la trasformazione del piano seminterrato in piano terra fosse derivata dalla realizzazione della strada di accesso al complesso immobiliare e che le ulteriori difformità fossero di modesta entità e assentibili; illegittimità della previsione di acquisizione gratuita, asseritamente estesa all’intera particella anziché alle sole opere abusive e alle aree strettamente necessarie. Gli interventi contestati comprendevano il mutamento di destinazione d’uso di un deposito seminterrato in abitazione, ampliamenti volumetrici e di superficie ai diversi piani, un box interrato e una tettoia interrata chiusa su tre lati, tutti privi di autonomo titolo edilizio.

La decisione

L’appello è stato integralmente rigettato. Il Consiglio di Stato ha escluso la nullità della sentenza di primo grado, ritenendo sufficiente anche la motivazione sintetica fondata sull’assorbimento dei motivi, poiché la presenza di plurimi interventi abusivi costituiva ragione idonea a sostenere il rigetto. Ha ritenuto legittima l’ordinanza di demolizione: il sopralluogo aveva accertato un mutamento di destinazione d’uso, nuovi volumi e superfici significative ai diversi livelli, un box e una tettoia, interventi complessivamente valutabili e non atomisticamente, tutti privi di titolo edilizio. La consistenza delle opere, l’incidenza sugli standard urbanistici e il regime vincolistico dell’area — zona B1 conservativa, zona RUA del piano territoriale paesistico, vincolo paesaggistico e disciplina regionale per le aree vesuviane — rendevano necessario un titolo edilizio e confermavano la legittimità della misura ripristinatoria. Le emergenze del sopralluogo escludevano il difetto di istruttoria. La violazione delle garanzie partecipative non comportava annullamento, poiché il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990. La SCIA in sanatoria presentata successivamente non aveva caducato l’ordinanza: secondo il Collegio, l’istanza di accertamento di conformità determina soltanto la sospensione dell’efficacia dell’ordine di demolizione fino alla definizione del procedimento, senza imporre l’adozione di un nuovo ordine in caso di rigetto. Quanto all’acquisizione, la previsione relativa all’area di sedime aveva natura meramente dichiarativa e indicava un possibile effetto automatico futuro in caso di mancata ottemperanza; la previsione dell’area pari a dieci volte quella di sedime esprimeva invece un’intenzione futura, non attuale né cogente, da confermare e motivare in un eventuale successivo provvedimento. Nulla sulle spese, poiché il Comune non si era costituito.

Norme richiamate

  • art. 10 d.P.R. 380/2001

    La realizzazione degli interventi contestati richiedeva un titolo edilizio, in ragione della trasformazione urbanistica e della creazione di nuovi volumi e superfici.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La previsione dell’acquisizione dell’area di sedime al patrimonio comunale, inserita nell’ordinanza, ha natura dichiarativa e si riferisce a un possibile effetto futuro in caso di mancata ottemperanza; l’eventuale estensione dell’area dovrà essere concretamente determinata e motivata in seguito.

  • art. 34, comma 2, c.p.a.

    Il giudice non può sostituirsi all’amministrazione nell’esercizio di poteri non ancora esercitati, né anticipare il giudizio sulla SCIA in sanatoria pendente davanti al Comune.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    La violazione delle garanzie partecipative non determina l’annullamento quando, per la natura vincolata dell’azione e per gli elementi accertati, il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    La presentazione dell’istanza di accertamento di conformità non rende inefficace l’ordine di demolizione pregresso, ma ne sospende temporaneamente l’efficacia fino alla definizione del procedimento; in caso di rigetto, l’ordine riacquista piena efficacia.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato quale disposizione applicabile alla trattazione della controversia in udienza di smaltimento.

  • art. 111 Cost.

    Invocato dall’appellante a sostegno della censura di difetto di motivazione, ma ritenuto non violato perché la sentenza di primo grado esponeva sufficientemente la ragione del rigetto.

  • art. 88 c.p.a.

    Invocato in relazione all’obbligo di motivazione della sentenza, ritenuto rispettato nonostante la forma sintetica della pronuncia.

Massime di principio

  • La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. 380/2001 non caduca né rende inefficace l’ordine di demolizione anteriormente adottato: determina soltanto una sospensione della sua efficacia fino alla definizione dell’istanza; in caso di rigetto, l’ordine torna pienamente efficace senza necessità di adottarne uno nuovo.
  • Nel valutare la legittimità di un’ordinanza di demolizione, gli interventi edilizi abusivi devono essere considerati nella loro complessiva consistenza quando risultano unitariamente incidenti sulla morfologia dell’immobile, sui volumi, sulle superfici e sugli standard urbanistici; non è possibile scomporli artificialmente per sostenere la modesta entità di ciascuna singola opera.
  • La presenza di un mutamento di destinazione d’uso accompagnato dalla creazione di nuovi volumi e superfici costituisce elemento idoneo a giustificare la necessità di un autonomo titolo edilizio e l’adozione della misura demolitoria, soprattutto in presenza di vincoli urbanistici e paesaggistici che limitano la realizzazione di nuove volumetrie.
  • La previsione dell’acquisizione gratuita al patrimonio comunale contenuta nell’ordinanza di demolizione ha natura meramente dichiarativa quanto all’area di sedime e non produce immediatamente l’acquisizione; l’eventuale determinazione di un’area ulteriore, anche parametrata alla superficie di sedime, deve essere concretamente verificata e adeguatamente motivata nel successivo procedimento conseguente all’inottemperanza.
  • La violazione delle garanzie partecipative non determina l’annullamento del provvedimento quando l’amministrazione abbia adeguatamente accertato la situazione di fatto e risulti che il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso, ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990.
  • Una sentenza amministrativa può essere validamente motivata in forma sintetica e mediante assorbimento dei motivi quando individua chiaramente la ragione decisiva del rigetto e consente di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiVincoli e piani paesaggisticiDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiDifetto di istruttoriaVizi formali non invalidantiEfficacia ed esecutorietàPrincipio di legalità e tipicità

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