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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18884/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato il riesame della misura cautelare della custodia in carcere disposta dal GIP di Agrigento. Il ricorrente contestava la qualificazione del fatto come pirateria (art.1135 cod. nav.), sostenendo che la condotta sarebbe invece costituita da estorsione aggravata e che, correttamente rubricato, il fatto commesso in acque internazionali non sarebbe soggetto alla giurisdizione penale nazionale. La difesa ha inoltre rilevato che i migranti non sarebbero stati del tutto privati della capacità di autodeterminarsi e ha negato la sussistenza dei gravi indizi per la contestazione di pirateria, chiedendo l'annullamento dell'ordinanza e la remissione in libertà.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come "atto di depredazione" rilevante ai fini dell'art.1135 cod. nav. (pirateria). Sul piano fattuale la ricostruzione non è stata contestata: il motopeschereccio tunisino ha affiancato un barchino con 49 migranti, è avvenuto un abbordaggio e membri dell'equipaggio hanno asportato il motore fuoribordo, lasciando il barchino alla deriva; tale condotta integra, almeno a livello indiziario, gli estremi dell'atto di depredazione. La Corte ha inoltre richiamato la definizione di "piracy" dell'art.101 della Convenzione di Montego Bay e la interpretazione estensiva che include anche fattispecie assimilabili all'estorsione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; disposta notifica ai sensi dell'art.94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 1135 cod. nav.

    rubricata "Pirateria"; definisce la condotta come "atti di depredazione in danno di nave nazionale o straniera o del carico, ovvero a scopo di depredazione commette violenza in danno di persona imbarcata"

    La Corte interpreta "depredazione" in senso ampio, ricomprendendo anche condotte assimilabili all'estorsione quando l'espropriazione avviene mediante abbordaggio e sottrazione materiale (es. prelievo del motore) e le circostanze fattuali evidenzino privazione effettiva dei mezzi di difesa o di salvezza delle vittime

  • art. 101 Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Montego Bay, 1982)

    "any illegal act of violence or detention, or any act of depredation" (testo in inglese), tradotto non ufficialmente in italiano come "ogni atto illecito di violenza o di sequestro, o ogni atto di rapina"

    La Corte utilizza la definizione convenzionale per chiarire che la nozione di "depredation" va intesa più estensivamente rispetto al solo concetto tecnico-giuridico di "rapina" (art.628 c.p.), potendo comprendere anche fattispecie assimilabili all'estorsione

  • legge n. 689/1994

    ratifica della Convenzione di Montego Bay

    Conferma l'applicabilità in Italia della definizione e delle regole contenute nella Convenzione sul diritto del mare, utilizzate per la interpretazione dell'art.1135 cod. nav.

  • art. 110 cod. pen.

    concorso di persone nell'esecuzione del reato

    Utilizzato per contestare la fattispecie in concorso con altri membri dell'equipaggio; la qualificazione del fatto come reato concorrente è stata ritenuta coerente con la ricostruzione fattuale

  • art. 628 e art. 629 cod. pen.

    art.628 (rapina), art.629 (estorsione)

    La Corte distingue tra i concetti tecnici di rapina ed estorsione, ma rileva che la nozione convenzionale di "depredation" non è limitata alla sola rapina (art.628) e può ricomprendere anche fattispecie assimilabili all'estorsione (art.629) a seconda della fattispecie concreta

  • art. 1137 cod. nav.

    richiamato nel testo quale riferimento logico all'art.1135

    Conferma il quadro normativo marittimo utilizzato per interpretare la 'depredazione' nell'ambito della normativa navale

Massime di principio

  • La sottrazione materiale di beni a seguito di un abbordaggio in mare, soprattutto se compiuta in presenza di situazione di pericolo per le vittime (ad es. mare grosso, impossibilità di proseguire il viaggio), può configurare, almeno a livello indiziario, un "atto di depredazione" rilevante ai fini della fattispecie di pirateria (art.1135 cod. nav.)
  • La nozione convenzionale di "depredation" prevista dall'art.101 UNCLOS va interpretata in senso ampio e non è limitata alle sole ipotesi riconducibili tecnicamente alla "rapina"; pertanto condotte assimilabili all'estorsione possono rientrare nella nozione di pirateria se sussistono gli elementi materiali tipici dell'abbordaggio e della sottrazione
  • La distinzione tra rapina ed estorsione è rilevante per la tipologia di reato, ma non esclude a priori la configurabilità di pirateria quando la sottrazione avviene in mare con modalità riconducibili ad atti di depredazione e connessi a violenza o allontanamento dei mezzi di difesa delle vittime
  • La giurisdizione e l'applicabilità della normativa penale nazionale su fatti avvenuti in acque internazionali possono essere fondate sulla disciplina convenzionale recepita (Ratifica UNCLOS) e sulla corrispondente disciplina codicistica nazionale (art.1135 e segg. cod. nav.)
  • In sede di riesame cautelare e nelle fasi cautelari in generale, il giudice valuta la sussistenza di gravi indizi e la corretta qualificazione giuridica del fatto; per impugnare con successo la misura cautelare è spesso necessario contrastare in modo concreto la ricostruzione fattuale oltre che la qualificazione giuridica

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