Cassazione Penale, Sentenza n. 21283/2022 del 01/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Romano contestava la riforma della sentenza di proscioglimento in appello sostenendo che la diversa valutazione delle dichiarazioni dei testi, alla base della nuova qualificazione dei fatti, avrebbe richiesto la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale ai sensi dell'art. 603 cod. proc. pen. e dell'art. 6 CEDU. Il Procuratore generale censurava la qualificazione giuridica adottata dal giudice di merito (art. 73, comma 5, T.U. stupefacenti), ritenendo che il giudice non avesse considerato adeguatamente quantità, numero di assuntori, reiterazione e durata delle condotte e pertanto avesse erroneamente configurato la fattispecie come di lieve entità (piccolo spaccio). Entrambi chiedevano l'annullamento della sentenza impugnata.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha ritenuto infondata la doglianza di Romano: la giurisprudenza CEDU e della Corte di legittimità impone la rinnovazione dell'istruttoria solo quando l'appello riformi un proscioglimento in senso di condanna sulla base di una diversa valutazione della prova dichiarativa; nel caso di specie la sentenza di appello ha invece dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione (pronuncia di proscioglimento) e pertanto non sussisteva l'obbligo di rinnovazione. Quanto al Procuratore generale, la Corte ha confermato la valutazione di merito del giudice di appello secondo cui gli elementi probatori (quantitativi indicativi di 8-10 grammi, periodo ristretto di circa tre mesi, area territoriale circoscritta, assenza di sequestri e dichiarazioni generiche dei testi) erano compatibili con la configurazione di lieve entità ex art. 73, comma 5, e la motivazione del giudice è stata ritenuta congrua e insindacabile in sede di legittimità. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati e Romano condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. 9-10-1990 n. 309 (T.U. stupefacenti)
La norma disciplina la fattispecie di "lieve entità" per reati di cessione di stupefacenti; la Corte ha ritenuto che, alla luce degli elementi di fatto (quantitativi modesti, durata breve, area circoscritta, assenza di sequestri e prove precise), fosse configurabile la lieve entità.
art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.
Prevede la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale quando il giudice d'appello intende riformare un proscioglimento in senso di condanna basandosi su diversa valutazione della prova dichiarativa; la Corte ha precisato che l'onere sussiste solo in caso di conversione in condanna, non per pronunce di estinzione del reato per prescrizione.
art. 6 CEDU (diritto a un equo processo)
Richiama le garanzie processuali connesse all'esame diretto e all'affidabilità della prova dichiarativa; la Corte ha richiamato la giurisprudenza CEDU ma ha distinto i profili di tutela necessari in caso di condanna rispetto a quelli in caso di proscioglimento per prescrizione.
art. 533, comma 1, cod. proc. pen.
"al di là di ogni ragionevole dubbio"
Principio della prova oltre ogni ragionevole dubbio per la condanna: la Corte ha indicato che la mancata rinnovazione dell'istruttoria quando si passa da proscioglimento a condanna può ledere tale principio, giustificando l'obbligo di rinnovazione in quei casi.
Giurisprudenza richiamata (Sezioni Unite, Dasgupta e sentenze CEDU)
Consolidato orientamento secondo cui l'appello che rovescia un proscioglimento in condanna per valutazione diversa della prova dichiarativa richiede il nuovo esame dei testi; la Corte ha applicato tale principio distinguendo il caso concreto (estinzione per prescrizione) da quello della riforma in condanna.
Massime di principio
- Se il giudice d'appello riforma un proscioglimento di primo grado trasformandolo in una condanna sulla base di diversa valutazione delle testimonianze decisive, deve disporre la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (esame diretto dei testi).
- Una pronuncia di estinzione del reato per prescrizione costituisce comunque una forma di proscioglimento che non impone, in sé, la rinnovazione dell'istruttoria come nel caso di riforma in condanna.
- La qualificazione della fattispecie come di "lieve entità" ex art. 73, comma 5, è valutazione di merito che richiede un giudizio complessivo su quantità, qualità, reiterazione, durata, area territoriale e riscontri oggettivi; è sindacabile in cassazione solo se la motivazione è illogica o viziata.
- In assenza di elementi oggettivi solidi (sequestri, riscontri precisi su quantità e prezzo, acquisizioni in flagranza) e con dichiarazioni generiche dei testi, il giudice può ritenere che le cessioni riguardino quantitativi modesti idonei a integrare la fattispecie di lieve entità.
- In casi analoghi è importante documentare con precisione quantità, frequenza, contesto economico (prezzi, destinatari, proventi) e modalità di cessione se si intende contestare la configurazione della lieve entità o l'assenza di questa.
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