Sentenza n. 1269/2026 - Torino, Sezione 3
per l’ottemperanza della sentenza n. 277/2025, emessa nel giudizio R.G. n. 2311/2024 del Tribunale di Torino Sezione Lavoro, pubblicata in data 29.01.2025, notificata il 05.02.2025 e passata in giudicato, con cui il Tribunale del Lavoro condanna il Ministero dell’Istruzione e del Merito alla corresponsione della parte ricorrente, mediante accredito sulla Carta Elettronica del Docente, dell’importo nominale di euro 1.500,00, quale contributo per la formazione del docente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione integrale della sentenza del Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, che aveva ordinato l’accredito di euro 1.500,00 sulla Carta Elettronica del Docente
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza ai sensi dell’art. 114 c.p.a. per ottenere l’esecuzione della sentenza del Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, n. 277/2025, passata in giudicato, con la quale il Ministero dell’Istruzione e del Merito era stato condannato ad accreditarle sulla Carta Elettronica del Docente l’importo nominale di euro 1.500,00 quale contributo per la formazione. Nel corso del giudizio l’amministrazione ha integralmente adempiuto, provvedendo al pagamento delle somme dovute. La ricorrente ha quindi dato atto dell’integrale soddisfazione della propria pretesa.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere, rilevando che nel corso del giudizio la pretesa della ricorrente era stata pienamente soddisfatta, ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. Le spese di lite sono state poste a carico del Ministero secondo il principio di causalità, poiché l’adempimento è intervenuto solo dopo la proposizione del ricorso; sono state liquidate in euro 800,00 per compensi professionali, oltre rimborso forfettario, IVA e CPA, con distrazione in favore dei difensori dichiaratisi antistatari. Il TAR ha inoltre ordinato alla Segreteria di trasmettere il fascicolo alla Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, in relazione a possibili profili di danno erariale.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
La disposizione è richiamata quale base processuale dell’azione di ottemperanza promossa per ottenere l’esecuzione di un giudicato formatosi su una sentenza del giudice ordinario.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere
La piena soddisfazione della pretesa durante il giudizio impone la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando l’amministrazione adempie integralmente alla prestazione dovuta in forza del titolo esecutivo nel corso del processo, il giudice deve dichiarare cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
- L’integrale adempimento sopravvenuto non esclude la regolazione delle spese di lite secondo il principio di causalità: esse possono essere poste a carico dell’amministrazione che abbia reso necessario il ricorso, anche se la pretesa è stata soddisfatta durante il giudizio.
- La piena soddisfazione della pretesa nel giudizio di ottemperanza non impedisce al giudice di disporre la trasmissione degli atti alla Procura regionale della Corte dei conti qualora emergano potenziali profili di danno erariale.
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