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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25087/2026 del 03/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un sequestro preventivo di euro 104.950 rinvenuti nella disponibilità dell'indagato durante un controllo dei Carabinieri. Il Tribunale del riesame di Roma aveva confermato il sequestro disposto dal GIP in relazione ai reati provvisoriamente ipotizzati di ricettazione e riciclaggio. La difesa ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione: ha contestato la sussistenza del fumus commissi delicti e la qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che la motivazione fosse apodittica sulla provenienza delittuosa della somma, che mancassero elementi concreti di collegamento con un reato presupposto in materia di stupefacenti, che la mera disponibilità di denaro non giustificato non bastasse a integrare i reati contestati, e che il Tribunale avesse, in sostanza, introdotto un'ipotesi diversa e non contestata di concorso nel reato presupposto, con violazione del principio di correlazione tra fatto e provvedimento cautelare.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, nel giudizio di legittimità avverso misure cautelari reali, possano denunciarsi solo violazioni di legge e vizi motivazionali così radicali da equivalere a mancanza o apparenza della motivazione, mentre non è consentita la rivalutazione del merito. Nel caso concreto, il Tribunale aveva motivato in modo congruo sul fumus dei reati di ricettazione e riciclaggio, valorizzando il possesso di una somma molto rilevante in contanti, non giustificata e incompatibile con la situazione reddituale dell'indagato, nonché ulteriori elementi indiziari tratti da conversazioni e contenuti del telefono cellulare, idonei a sorreggere la provenienza illecita del denaro. La Corte ha inoltre escluso che fosse stato introdotto indebitamente un concorso nel reato presupposto, osservando che mancavano riscontri adeguati per tale ricostruzione. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p.

    norma di base del sequestro preventivo; il provvedimento era stato emesso ai sensi di tale disposizione.

  • art. 325 c.p.p.

    il ricorso per cassazione avverso le ordinanze in materia di sequestro reale è ammesso solo per violazione di legge.

  • art. 606 c.p.p.

    la manifesta illogicità della motivazione è deducibile solo attraverso lo specifico motivo di ricorso previsto dalla lettera e), non come violazione di legge.

  • art. 648 c.p.

    reato di ricettazione contestato in via provvisoria; ai fini del fumus occorre che il reato presupposto sia almeno individuato per tipologia.

  • art. 648-bis c.p.

    reato di riciclaggio contestato in via provvisoria; anche qui è necessario un reato presupposto individuato quantomeno nella sua tipologia.

  • art. 648-ter c.p.

    richiamato in via generale tra i reati contro il patrimonio presupponenti un reato antecedente.

  • art. 648-ter.1 c.p.

    richiamato in via generale tra i reati contro il patrimonio presupponenti un reato antecedente.

  • art. 616 c.p.p.

    in caso di inammissibilità del ricorso, è dovuta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio, la nozione di violazione di legge comprende anche la motivazione mancante o meramente apparente, ma non la semplice illogicità manifesta, che resta censurabile solo nei limiti del vizio motivazionale tipizzato.
  • Ai fini del sequestro preventivo, il giudice deve valutare in concreto il fumus commissi delicti sulla base delle risultanze processuali, senza limitarsi alla sola astratta configurabilità del reato e senza anticipare un giudizio di responsabilità.
  • Il fumus richiede indizi sufficienti di reato, ossia elementi concreti che rendano verosimile la commissione del fatto, con motivazione puntuale e coerente rispetto alle contestazioni difensive.
  • Per i reati di ricettazione e riciclaggio, non è necessario ricostruire integralmente il reato presupposto nei suoi dettagli storico-fattuali; è però necessario che esso sia individuato almeno nella sua tipologia.
  • La mera disponibilità di denaro in contanti non basta da sola, ma può concorrere con altri elementi concreti, quali l'assenza di giustificazione economica, l'incompatibilità reddituale e ulteriori dati investigativi, a integrare il fumus della provenienza delittuosa.
  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova valutazione del materiale indiziario quando il provvedimento cautelare abbia fornito una motivazione non apparente e logicamente comprensibile.
  • La tesi difensiva che invochi un concorso dell'indagato nel reato presupposto deve trovare adeguati riscontri negli atti; in mancanza, il giudice cautelare può ritenere configurabili ricettazione o riciclaggio se il bene appare provenire da illeciti precedenti a lui non riferibili in termini di partecipazione.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneRiciclaggioSequestro preventivoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleMisure cautelari
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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