Cassazione Penale, Sentenza n. 33725/2024 del 05/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava il riconoscimento, da parte della Corte d'appello, della scriminante del diritto di critica politica per la pubblicazione di numerosi post su Facebook ritenuti offensivi della reputazione di Sanga. La parte civile ha sostenuto che le espressioni travalicavano i limiti della continenza e che mancava il requisito della verità, essendo falsa l'affermazione circa l'accertamento di incompatibilita' da parte del Comitato della Giunta per le elezioni
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato il difetto di motivazione della sentenza impugnata, in particolare l'assenza di un'analisi puntuale sulla continenza delle espressioni (numerosi epiteti e qualificazioni offensive) e la totale mancanza di valutazione sulla verita' della notizia relativa all'accertamento di incompatibilita'. Per questi motivi la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata agli effetti civili e ha disposto il rinvio al giudice civile competente per valore in grado d'appello; ha inoltre riservato la regolamentazione delle spese al giudice civile
Norme richiamate
art. 51 cod. pen.
E' la norma che disciplina le cause di giustificazione (esercizio del diritto di critica). La Corte ha richiamato che l'esimente opera solo se la critica si basa su fatti veri o su una convinta e non colpevole convinzione della verita' e se si mantiene la continenza nei termini e nel lessico
art. 595 c.p. (diffamazione)
Norma incriminatrice contestata in primo grado; la vicenda riguardava la pubblicazione di post ritenuti diffamatori e aggravata dall'uso di internet
art. 2 Cost.
Riferimento al bilanciamento tra dignita' della persona e liberta' di manifestazione del pensiero che deve guidare l'applicazione del diritto di critica
art. 10 CEDU (liberta' di espressione)
Richiamato per evidenziare che la repressione della diffamazione e' un'interferenza con la liberta' di espressione e va giustificata come necessaria in una societa' democratica; tuttavia non protegge affermazioni offensive prive di nucleo fattuale veritiero
Giurisprudenza della Cassazione (es. Sez. U. Troise, Sez. U. Guerra, altre pronunce richiamate)
Principi richiamati: l'appello assolutorio richiede motivazione puntuale e confutazione delle ragioni della sentenza di primo grado; il diritto di critica richiede continenza e verita' o convinzione non colpevole della verita'
Massime di principio
- Il diritto di critica politica e' tutelato, ma solo se poggia su fatti veri o su una convinzione incolpevole della loro verita' e se il linguaggio resta contenuto e non degeneri in attacchi personali gratuiti
- Epiteti e qualificazioni offensive (insulti, denigrazioni personali) costituiscono indice che la comunicazione ha superato la soglia della critica legittima e possono integrare il reato di diffamazione
- Se la critica si fonda su una notizia fattuale (es. accertamento di incompatibilita'), il giudice deve valutare e motivare espressamente la verita' o falsita' di tale notizia; l'omessa verifica puo' determinare l'annullamento della decisione che assolve per scriminante
- La pubblicazione su internet non esclude il diritto di critica ma aggrava la portata dell'offesa e rende piu' stringente il controllo sulla continenza e sulla veridicita' dei contenuti
- In sede di appello, l'assoluzione che si fonda sulla scriminante richiede una motivazione puntuale che confuti le ragioni della condanna di primo grado; l'assenza di tale motivazione e' motivo di annullamento almeno con riferimento agli effetti civili
- La parte civile ha interesse ad impugnare l'assoluzione motivata dalla riconosciuta causa di giustificazione, perché quell'accertamento ha effetti nel giudizio civile per il risarcimento del danno
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