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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2202/2022 del 19/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il rigetto della domanda di riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per la detenzione subita nel procedimento per l'illegale introduzione di stranieri in Italia. La Corte d'appello aveva escluso il diritto all'indennizzo ritenendo che il ricorrente avesse tenuto una condotta ostativa: in particolare si richiamava la circostanza, emersa da dichiarazioni testimoniali raccolte in incidente probatorio, secondo cui il SEWANEH avrebbe picchiato e minacciato i migranti a bordo del natante, conducendo così a errore gli inquirenti e il giudice della cautela. Il ricorrente deduce che il Tribunale di primo grado lo aveva assolto e che le dichiarazioni richiamate erano contraddette e lacunose.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Catanzaro per un nuovo esame. La Suprema Corte ha rilevato che la motivazione della Corte territoriale era insufficiente e contraddittoria: mancava la valutazione se il Tribunale avesse ritenuto provate le dichiarazioni testimoniali o le avesse invece giudicate inidonee, e non era dato comprendere se l'accusa riferita al SEWANEH fosse stata effettivamente condivisa nel giudizio di merito. La Corte ha richiamato i principi secondo cui il giudice della riparazione deve valutare autonomamente, in termini ex ante e non per accertare la responsabilità penale, se il comportamento del richiedente abbia gravemente contribuito a creare l'apparenza di responsabilità e che, se l'ostatività si fonda su prove testimonali, occorre verificare se tali prove abbiano superato il vaglio del giudizio di merito o comunque motivare l'attribuzione del fatto al richiedente. Per questi motivi l'ordinanza è stata annullata e il fatto restituito alla Corte d'appello per un nuovo giudizio che segua i criteri indicati.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte la interpreta richiedendo che, per escludere l'indennizzo, il giudice valuti l'esistenza di dolo o colpa grave del richiedente che abbia contribuito a determinare l'errore dell'autorità procedente

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013 (Rv. 259082)

    Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013, dep. 2014, Rv. 259082

    Stabilisce che il giudice della riparazione deve valutare autonomamente, ex ante, se la condotta del richiedente abbia ingenerato la falsa apparenza di configurabilità del reato, senza ripetere il giudizio di merito sulla responsabilità penale

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 8914 del 18/12/2014 (Rv. 262436)

    Sez. 4 n. 8914 del 18/12/2014, dep. 2015, Rv. 262436

    Ammette che la condizione di connivenza o contiguità, pur non sufficiente penalmente a provare partecipazione associativa, può rilevare ai fini della valutazione dell'ostatività al riconoscimento della riparazione

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 45418 del 25/11/2010 (Rv. 249237)

    Sez. 4 n. 45418 del 25/11/2010, Rv. 249237

    Conferma che comportamenti percepibili come indicativi di contiguità a criminali attività altrui possono integrare ostatività pur non costituendo prova di responsabilità penale

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 37528 del 24/6/2008 (Rv. 241218)

    Sez. 4 n. 37528 del 24/6/2008, Rv. 241218

    Sottolinea la rilevanza, ai fini della riparazione, di condotte che rivelino negligenza grave o comportamenti indicativi di contiguità

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 42679 del 24/5/2007 (Rv. 237898)

    Sez. 4 n. 42679 del 24/5/2007, Rv. 237898

    Riconosce che frequentazioni o contiguità con soggetti coinvolti in illeciti possono essere valutate come elementi ostativi alla riparazione

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 19180 del 18/2/2016 (Rv. 266808)

    Sez. 4 n. 19180 del 18/2/2016, Rv. 266808

    Precisa che il giudice della riparazione può utilizzare elementi probatori raccolti in fase di indagine purchè la loro utilizzabilità non sia stata espressamente esclusa in dibattimento

  • Giurisprudenza - Sez. 4 n. 27458 del 5/2/2019 (Hosni Hachemi Ben Hassen, Rv. 276458)

    Sez. 4 n. 27458 del 5/2/2019, Hosni Hachemi Ben Hassen, Rv. 276458

    Richiede al giudice della riparazione una motivazione adeguata e congrua quando valorizzi condotte che dimostrino macroscopica negligenza o imprudenza; tale motivazione è sindacabile in sede di legittimità solo se carente

Massime di principio

  • La domanda di riparazione ex art. 314 c.p.p. può essere esclusa anche se l'imputato è stato assolto, ma solo quando emerga dolo o colpa grave del richiedente che abbia contribuito a creare l'apparenza di responsabilità.
  • Il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma ed ex ante: non accerta la responsabilità penale, ma se la condotta del richiedente abbia ingenerato, anche nell'errore delle autorità, un grave quadro indiziante.
  • Se l'ostatività è fondata su dichiarazioni testimoniali, il giudice deve verificare se tali dichiarazioni abbiano superato il vaglio del giudizio di merito o motivare perché attribuisce il comportamento al richiedente; non è sufficiente un richiamo apodittico a testimonianze non valutate dal giudice penale.
  • La contiguità o la connivenza con soggetti coinvolti in attività illecite, pur non costituendo di per sé prova di reato, possono essere valutate come elemento ostativo ai fini della riparazione quando dimostrino collegamenti significativi.
  • Il giudice della riparazione può utilizzare elementi raccolti in indagine purché la loro utilizzabilità non sia stata espressamente esclusa in dibattimento; ogni utilizzo probatorio richiede motivazione chiara e congrua.
  • In caso di motivazione apparente o contraddittoria della corte che nega l'indennizzo occorre l'annullamento e il rinvio per un nuovo esame che segua i criteri di valutazione indicati dalla Cassazione.

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