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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2139/2022 del 19/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione fondata sulla presunta carenza di motivazione in ordine all'elemento psicologico del reato: il ricorrente sosteneva di non essersi reso conto dell'accaduto e di essersi allontanato senza consapevolezza e volontà di fuggire dal luogo dell'incidente

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto congrua la motivazione della Corte territoriale circa l'elemento psicologico, evidenziando che il Gioia non contestava di aver provocato l'incidente e che il suo comportamento (proseguire la marcia per oltre 500 metri, imboccare con precisione la corsia Telepass e forzare la barriera) era compatibile con consapevolezza e volontà di allontanarsi. La Corte ha richiamato che l'elemento soggettivo del delitto di fuga ex art. 189, comma 6, Cod. Strada può essere il dolo eventuale e che i giudici di merito avevano adeguatamente accertato tale elemento in base alle circostanze concrete. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 in favore della cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 189, commi 1 e 6 del d.lgs. 285/1992 (Codice della Strada)

    art. 189, commi 1 e 6 del d.lgs. 285/1992

    Il reato di omissione di soccorso/fuga trova applicazione quando il conducente non si ferma dopo un sinistro; l'elemento soggettivo può consistere nel dolo eventuale e va valutato sulla base delle circostanze concretamente rappresentate e percepite dall'agente al momento della condotta

  • Sez. 4, Sentenza n. 16982 del 12/03/2013 (Borselli)

    Sez. 4, Sentenza n. 16982 del 12/03/2013, Borselli, Rv. 255429

    Precedente che ammette il dolo eventuale nel reato di fuga e sottolinea che l'accertamento deve fondarsi sulle circostanze percepite dall'agente

  • Sez. 4, Sentenza n. 14222 del 16/12/2005 (Muoio)

    Sez. 4, Sentenza n. 14222 del 16/12/2005, dep. 2006, Muoio, Rv. 233954

    Giurisprudenza conforme che conferma la possibilità di ritenere sussistente il dolo eventuale nella condotta di fuga, sulla base degli elementi fattuali e comportamentali dell'agente

Massime di principio

  • La valutazione dell'elemento psicologico nel delitto di fuga (art. 189 c. 6) può legittimamente considerare il dolo eventuale: non è richiesta la prova di volere direttamente il risultato, ma la coscienza della possibilità che il proprio comportamento potesse arrecare danno e l'accettazione di quel rischio
  • Comportamenti quali continuare a guidare per centinaia di metri, imboccare una corsia Telepass con precisione o forzare una barriera sono elementi fattuali che i giudici possono ritenere indicativi di consapevolezza e volontà di allontanarsi, smentendo la purgazione involontaria o l'incapacità di intendere immediatamente l'accaduto
  • Le contestazioni in cassazione che si limitano a proporre versioni alternative dei fatti senza nuovi elementi di fatto o argomentazioni robuste sono spesso dichiarate inammissibili: la Cassazione non è sede di riedizione del fatto, salvo errori di diritto o vizi motivazionali seri
  • Lesioni riportate dal conducente non escludono automaticamente la capacità di intendere e di volere; occorre valutare il complesso delle circostanze e il comportamento concreto dell'agente
  • Per difendersi efficacemente in casi simili è utile produrre prove (fotografie, testimonianze, consulenze tecniche) che documentino sopravvenute incapacità, perdita di coscienza o impossibilità oggettiva di fermarsi, altrimenti l'interpretazione giudiziale tenderà a valorizzare gli elementi comportamentali contrari

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