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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3409/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 12/06/2024 con cui il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza volta ad ottenere l'applicazione della disciplina della continuazione (art. 671 c.p.p.) tra reati per i quali risultano condanne irrevocabili (sentenze del Tribunale di Bergamo del 20/12/2019 e della Corte d'appello di Genova del 13/06/2022). La difesa deduceva violazioni di legge (art. 81 c.p.) e vizi di motivazione ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. 5) ed e) c.p.p., sostenendo che il giudice non avrebbe valutato correttamente gli indicatori di un medesimo disegno criminoso (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, ecc.).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondate tutte le censure. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata abbia applicato correttamente i principi consolidati in materia e abbia adeguatamente motivato il rigetto dell'istanza, evidenziando i motivi per i quali non sussistono elementi per affermare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso tra i reati contestati. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma utilizzata per chiedere l'applicazione della continuazione tra condanne; la Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia correttamente valutato gli elementi richiesti dalla giurisprudenza per escludere la continuazione.

  • art. 606, comma 1, lett. 5) ed e), cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. 5) ed e), cod. proc. pen.

    Norma che individua i motivi di ricorso per cassazione relativi a vizi di motivazione e violazione di legge; la Corte ha ritenuto le censure infondate perché l'ordinanza risultava motivata e conforme ai canoni legali.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa come criterio di riferimento per la continuazione (esistenza di un medesimo disegno criminoso); la Corte ha verificato i fatti e ritenuto che tale disegno non fosse dimostrato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Massime di principio

  • La continuazione richiede la prova o indizi concreti di un medesimo disegno criminoso: non basta la mera analogia o similarità tra reati.
  • Il giudice dell'esecuzione deve valutare indicatori concreti (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, causali, sistematicità e abitudini programmate) e motivare in modo chiaro la propria decisione.
  • La Corte di cassazione sindaca la legittimità e la logicità della motivazione; non procede a un nuovo esame dei fatti se la motivazione è congrua e coerente.
  • Per successo in sede di istanza sulla continuazione, il ricorrente deve documentare e spiegare come i reati siano riconducibili a un progetto unitario, indicando elementi fattuali precisi e collegamenti tra le condotte.
  • Un vizio di motivazione è rilevante in cassazione solo se la decisione è illogica, contraddittoria o manifesta nella insufficienza; patteggiamenti o affermazioni generiche non bastano.
  • Nei ricorsi avverso valutazioni del giudice dell'esecuzione, è importante che la difesa evidenzi errori di diritto o palesi mancanze logiche nella motivazione per superare il limitato sindacato di legittimità.

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