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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30500/2025 del 10/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia indicato elementi concreti idonei a superare la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari ex art. 275, comma 3, c.p.p. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rifiutato la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari (anche con braccialetto elettronico). Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che il Tribunale si è limitato a richiamare la gravità della condotta senza indicare elementi concreti che giustifichino il pericolo di recidiva o la perdurante pericolosità, posto che il ricorrente è incensurato e, in caso di domiciliari, sarebbe limitato nei contatti extraconiugali.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per talune fattispecie; richiede motivazione adeguata per essere superata. La giurisprudenza è divisa: alcuni orientamenti richiedono prova di recesso o esaurimento dell'attività associativa; altri impongono al giudice di valutare e motivare la rilevanza del tempo trascorso come possibile elemento idoneo a superare la presunzione.

  • artt. 386 - 416-bis c.p.; art. 390 c.p.; art. 378 - 416-bis c.p.

    Norme penali richiamate nel capo d'imputazione (tra cui reati connessi all'associazione di tipo mafioso, agevolazione dell'evasione, aiuto a sottrarsi all'esecuzione della pena). La gravità e la natura dei reati sono state valutate dal Tribunale come fattori a sostegno della presunzione di pericolosità cautelare.

Massime di principio

  • La presunzione di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p. ha natura relativa e può essere contrastata solo mediante elementi concreti e specifici (es. prova di recesso dall'associazione, esaurimento dell'attività associativa, collaborazione con la giustizia, trasferimento territoriale) che dimostrino l'assenza delle esigenze cautelari.
  • Il mero decorso del tempo (il cosiddetto "tempo silente") non è normalmente sufficiente da solo a superare la presunzione; tuttavia, se rilevante e adeguatamente motivato, il fattore tempo può concorrere a dimostrare l'assenza di pericolo e quindi deve essere valutato e motivato dal giudice.
  • In ricorsi per cassazione avverso misure cautelari, è necessario dedurre e documentare elementi nuovi e concreti: argomentazioni generiche o basate solo sull'incensuratezza non sono normalmente idonee a determinare l'accoglimento.
  • Il giudice è tenuto a una motivazione specifica quando ritiene di non superare la presunzione di cui all'art. 275(3); la mancanza di elementi concreti posti a sostegno della richiesta cautelare porta tipicamente all'inammissibilità del ricorso.
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende; pertanto, prima di proporre ricorso è consigliabile valutare e produrre elementi probatori concreti idonei a contestare la presunzione cautelare.

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