Cassazione Penale, Sentenza n. 30237/2023 del 12/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che, con rito abbreviato condizionato alla raccolta della testimonianza della persona offesa, aveva confermato la loro condanna per il reato di tentata estorsione aggravata. Secondo l'accusa i ricorrenti, in più occasioni e con toni minacciosi, intimavano al gestore di un bar all'interno di un distributore di carburante di acquistare il materiale da loro venduto oppure di versare la somma di venti euro come contributo per le famiglie dei detenuti. In cassazione i difensori deducevano: mancata identificazione degli elementi costitutivi dell'estorsione (assenza di efficacia coercitiva, l'alternativa acquisto/versamento come mera proposta), mancata individuazione del "male" minacciato, insufficiente valutazione dell'eventuale "estorsione ambientale" (mancata analisi degli indicatori contestuali), errata mancata derubricazione in molestie e mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ritenendo che molte delle doglianze ricomponessero una richiesta di rivalutazione probatoria o fossero reiterative rispetto ai motivi già trattati. Il Collegio ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'Appello, che aveva valorizzato la percezione di una forte carica intimidatoria da parte della persona offesa (che si era poi rivolta ai carabinieri) e il richiamo a elementi tipici di contesti malavitosi locali. È stato escluso che si trattasse di mera proposta di vendita o di una vendita inesistente e fondato il giudizio di responsabilità per tentata estorsione. È stato inoltre rigettato il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche per assenza di elementi positivi a sostegno. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen.
La norma sull'estorsione è stata ritenuta applicabile: la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi del delitto (minaccia con finalità estorsiva), anche nella forma tentata, in considerazione della carica intimidatoria percepita dalla vittima e del richiamo a contesti malavitosi.
art. 56 cod. pen.
Applicata per qualificare la condotta come tentativo: gli agenti non hanno consumato l'estorsione ma hanno posto in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a commetterla.
art. 521 cod. proc. pen.
Richiamata dai ricorrenti in relazione a profili processuali e di motivazione; la Corte ha ritenuto infondate le censure attinenti alla motivazione e alla corretta qualificazione giuridica della condotta.
art. 62-bis cod. pen.
La norma sulle circostanze attenuanti generiche richiede la presenza di elementi positivi a favore dell'imputato; la Corte ha ritenuto che tali elementi mancassero e ha quindi negato il beneficio.
art. 62, n. 4 cod. pen.
L'attenuante relativa alla particolare tenuità del danno è stata considerata, ma ritenuta insufficiente a giustificare ulteriori riduzioni di pena oltre quanto già riconosciuto.
art. 133 cod. pen.
Richiamato come criterio per la determinazione della pena e per valutare l'incidenza degli elementi di cui alle circostanze attenuanti; la Corte ha ritenuto che i criteri indicati non fossero sufficienti a fondare il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Massime di principio
- Per configurare (anche la forma tentata di) estorsione è necessario dimostrare una condotta minatoria con efficacia coercitiva o idoneità a cagionare timore nella vittima: non basta una mera proposta commerciale se non emerge il rischio concreto di un danno che consegua al rifiuto.
- La percezione soggettiva della vittima e il suo comportamento (es. rivolgersi alle forze dell'ordine) sono elementi probatori importanti per valutare la natura intimidatoria della condotta.
- Il contesto ambientale e i riferimenti a meccanismi tipici di contesti malavitosi possono rafforzare la conclusione sulla valenza estorsiva delle richieste apparentemente alternative (acquisto vs. versamento).
- Le censure in Cassazione che chiedono una diversa valutazione delle prove materiali o testimoniali spesso sono inammissibili se si limitano a proporre una diversa ricostruzione dei fatti: il giudice di legittimità interviene solo per vizi di diritto o per motivazioni manifestamente illogiche/contraddittorie.
- Per ottenere la derubricazione in reato meno grave (es. molestie) è necessario provare l'assenza di qualsiasi elemento coercitivo; la semplice alternativa proposta non esclude l'estorsione se sussiste intimidazione.
- Il riconoscimento delle attenuanti generiche richiede elementi positivi e concreti a favore dell'imputato; la loro mera invocazione non è sufficiente quando la condotta abbia rilevante gravità o risulti caratterizzata da comportamenti intimidatori reiterati.
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