Cassazione Penale, Sentenza n. 16633/2022 del 29/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. Di Buono contestava la sussistenza di gravi indizi per l'omicidio di Adalberto Caruso e per i reati connessi (armi), deducendo contraddittorietà e inattendibilità delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Castaldo e l'erronea qualificazione del fatto come aggravato ai sensi dell'art. 416-bis.1. Lombardi Cuono impugnava la misura cautelare relativa all'estorsione aggravata (tangente di 3.000 euro in tre tranche), censurando la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori, la mancata individuazione di un contributo specifico di partecipazione e la necessità della custodia in carcere alla luce della sua posizione personale e della possibilità di misure meno afflittive.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia fornito motivazione ampia e coerente sulle ragioni della sussistenza di gravi indizi a carico di entrambi gli odierni ricorrenti, valorizzando le dichiarazioni del collaboratore Castaldo e i riscontri forniti da altri dichiaranti (Impero De Falco, Alfonso Piscitelli) e elementi extradeclarativi. Le presunte contraddizioni nelle dichiarazioni di Castaldo e altri profili sollevati dai difensori non sono apparsi tali da inficiare la valutazione di attendibilità e i riscontri acquisiti. Quanto a Lombardi, la Corte ha condiviso la valutazione della pericolosità e della rilevanza della sua posizione nel contesto camorristico, nonché l'adeguatezza della custodia in carcere.
Norme richiamate
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (richiamato in tema di procedimento)
Richiamato come riferimento procedurale per gli accertamenti; la Corte non ha ritenuto che il richiamo comportasse profili di illegittimità nella motivazione del giudice del riesame.
art. 416-bis.1 cod. pen. (aggravante per delitti di tipo mafioso)
La Corte ha ritenuto coerente l'applicazione/invocazione dell'aggravante in relazione alla operatività dei ricorrenti in ambito camorristico e alla finalità del delitto di rafforzare la posizione del gruppo criminale.
art. 275, comma 3, cod. proc. pen. (presunzione di esigenze cautelari)
Il Tribunale del riesame ha fatto leva sulla presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari per soggetti con ruolo in organizzazioni criminali e la Corte ha ritenuto motivata la decisione di custodiale in carcere, non superata dagli elementi di segno contrario prospettati dalla difesa.
Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata per affermare che non sussistono elementi di colpa nella proposizione del ricorso da parte dei difensori, ai fini dell'eventuale liquidazione delle spese per inammissibilità.
Massime di principio
- Il giudizio di legittimità sulle misure cautelari è limitato: la Cassazione verifica vizi di diritto o manifesta illogicità della motivazione, ma non sostituisce la valutazione di merito sul valore delle prove.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono fondare gravi indizi se risultano dettagliate e sono corroborate da riscontri esterni (altri dichiaranti, elementi investigativi, conversazioni, sopralluoghi). Contraddizioni di dettaglio non necessariamente ne inficiano l'attendibilità se il quadro complessivo è coerente.
- Un precedente rigetto di misura cautelare non impedisce la successiva conferma se sopravvengono nuovi riscontri o dichiarazioni che integrano il quadro indiziario.
- Per l'applicazione di aggravanti legate alla criminalità organizzata è rilevante dimostrare che l'evento delittuoso sia funzionale al rafforzamento o agli interessi del gruppo; elementi indiziari che collegano il fatto alla struttura associativa possono essere decisivi.
- La sussistenza di esigenze cautelari può essere ritenuta anche sulla base della caratura criminale, di pendenze pregresse e del ruolo nell'organizzazione; per ottenere misure meno afflittive la difesa deve fornire elementi concreti e specifici che contrastino questa valutazione (es. prova di radicale mutamento delle condizioni, misure alternative adeguate e concrete).
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