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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23700/2026 del 26/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Palermo che aveva confermato la condanna di primo grado per furto aggravato. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge in relazione all'affermazione di responsabilità per furto aggravato dalla violenza sulle cose, sostenendo in sostanza che la motivazione fosse carente; la Corte di cassazione ha rilevato che la censura era manifestamente infondata perché il giudice di merito aveva solo replicato alle difese, evidenziando che l'aggravante, essendo oggettiva, è comunicabile ai concorrenti anche se la manomissione materiale era stata compiuta da un soggetto diverso dall'imputato. Con il secondo motivo ha dedotto vizio di motivazione sull'omessa valutazione della prova dattiloscopica che aveva portato ad attribuire all'imputato un'impronta rinvenuta sulla custodia di un computer portatile; la Corte ha ritenuto la doglianza inammissibile perché riproponeva questioni già esaminate e correttamente motivate in appello, sottolineando che la relazione dattiloscopica era legittimamente acquisita e consentiva di ritenere accertata la riconducibilità del frammento all'imputato sulla base della corrispondenza delle caratteristiche generali e della coincidenza di almeno sedici punti caratteristici.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Richiamato implicitamente attraverso la qualificazione del fatto come furto; la decisione conferma la condanna per furto aggravato.

  • art. 625 c.p.

    Richiamato implicitamente attraverso l'aggravante della violenza sulle cose, qualificata come circostanza oggettiva comunicabile ai concorrenti nel reato.

  • art. 606 c.p.p.

    Le doglianze di violazione di legge e vizio di motivazione vengono esaminate come motivi di ricorso per cassazione; i motivi sono dichiarati manifestamente infondato/inammissibile in quanto non colgono reali vizi della sentenza impugnata.

  • art. 616 c.p.p.

    È la base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel furto aggravato, l'aggravante della violenza sulle cose ha natura oggettiva e si comunica ai concorrenti nel reato anche se la materialità della manomissione sia stata posta in essere da uno solo di essi.
  • In sede di legittimità è inammissibile il motivo che riproduca censure già esaminate e motivate dal giudice di merito senza confrontarsi specificamente con la ratio decidendi.
  • La relazione dattiloscopica legittimamente acquisita al fascicolo può costituire base sufficiente per affermare la riconducibilità di un'impronta all'imputato quando la comparazione evidenzi corrispondenze significative e punti caratteristici di coincidenza.
  • La deduzione di un vizio di motivazione non può risolversi in una mera contestazione alternativa del merito della valutazione probatoria, se la sentenza impugnata ha dato conto in modo non illogico dell'accertamento svolto.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di personeInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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