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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17578/2023 del 27/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Lecce (25/11/2020). Luca Caporali deduceva: (1) violazione di legge per mancata sussistenza di una valida querela rispetto alla truffa contestata al capo C), sostenendo che il verbale redatto in caserma non esprimeva con certezza la volontà della persona offesa (Giuseppe Castello) di punire i colpevoli; (2) vizio di motivazione sulla sussistenza del tentativo di truffa (capo M), sostenendo che non erano stati posti in essere artifici o raggiri né vi era sufficiente concretizzazione del piano criminoso, essendosi semplicemente allontanato prima di esibire i buoni pasto falsi. Guido Iozzo proponeva ricorso sovrapponibile al primo motivo riguardante la validità della querela.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. Quanto al primo profilo (querela): richiama il principio del favor querelae e la giurisprudenza che ammette la validità della querela anche quando la volontà punitiva non sia espressa con formule sacramentali, rilevando che l'intestazione del verbale come "Verbale di querela orale" unitamente al contenuto (la persona offesa indica di essere "vittima di truffa" e descrive dettagliatamente i fatti) è sufficiente per desumere la volontà di perseguire gli autori. Quanto al secondo profilo (tentativo): riafferma i criteri attuali per il tentativo punibile (idoneità e univocità degli atti), ritenendo che gli imputati avessero già attuato il piano criminoso (merce nel carrello, presentazione alla cassa per pagare con buoni pasto falsi) e che l'interruzione sia avvenuta per causa indipendente dalla loro volontà (richiesta del documento da parte della cassiera). Per queste ragioni entrambi i motivi sono respinti e i ricorsi dichiarati inammissibili. Inoltre i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., versano ciascuno euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. proc. pen.

    Richiamato insieme ad altre norme per collegare la disciplina della querela e della denuncia; utilizzato nel ragionamento sulla formalità richiesta per l'esercizio della querela

  • art. 337 cod. proc. pen.

    Definisce le forme in cui la richiesta di azione penale (querela) deve essere espressa; la Corte lo interpreta unitamente all'art. 333 c.p.p. per affermare che la qualificazione formale dell'atto può sufficiente indicare la volontà di querelare

  • art. 120 cod. pen.

    Richiamato per il principio che il diritto della persona offesa alla querela è espressamente riconosciuto; la querela è l'esercizio di tale diritto

  • art. 333, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato per la disciplina della denuncia e della sua formalità, cui si rinvia per comprendere le forme richieste anche per la querela

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese e l'irrogazione della sanzione per i ricorsi manifestamente infondati o inammissibili; applicata per disporre il pagamento di euro 3.000,00 a ciascun ricorrente alla Cassa delle ammende

  • Cass. Sez. 5, n. 2665 del 12/10/2021 (Baia)

    Giurisprudenza richiamata in favore del principio che, in caso di incertezza, la volontà di querelare può essere desunta e va interpretata in senso favorevole all'esercizio della querela

  • Cass. Sez. 2, n. 5193 del 5/12/2019 (Feola)

    Sostiene che non sono richieste formule sacramentali: la volontà punitiva può emergere dal contenuto dell'atto

  • Cass. Sez. 4, n. 10789 del 30/1/2020 (Simonazzi)

    Affermata la sufficienza della qualificazione formale dell'atto (es. 'querela') quando l'atto contenga una dichiarazione sottoscritta della persona offesa di voler sporgere 'la presente denuncia - querela'

  • Vari precedenti sulla punibilità del tentativo (es. Sez. 2, n. 24302 del 4/5/2017, Gentile)

    Richiamati per i criteri contemporanei sul tentativo: abbandono della netta distinzione atti preparatori/esecutivi e richiesta di idoneità e univocità degli atti per configurare il tentativo punibile

Massime di principio

  • La qualificazione formale dell'atto ricevuto dalla polizia giudiziaria come 'querela' è, di per sé, elemento rilevante e spesso sufficiente per ritenere valida la querela, soprattutto se il verbale è sottoscritto e il contenuto descrive chiaramente il fatto-reato
  • Non sono richieste formule sacramentali: la volontà della persona offesa di perseguire penalmente gli autori può essere desunta dal contenuto del verbale e dall'uso di espressioni che indicano di essere 'vittima' e la descrizione dettagliata dei fatti
  • In caso di dubbi sulla sussistenza della querela, il principio del 'favor querelae' conduce ad una interpretazione che favorisca l'esercizio del diritto della persona offesa a chiedere la punizione
  • Per configurare il tentativo punibile non è necessario che l'agente abbia compiuto l'ultimo atto necessario per la consumazione: rilevano l'idoneità degli atti posti in essere a realizzare il reato e la loro univocità (ossia la manifesta destinazione a consumare il reato), valutate con prognosi ex ante
  • Una interruzione del piano criminoso dovuta a eventi esterni e imprevedibili (es. richiesta di documento da parte del cassiere) non esclude il tentativo se gli imputati avevano già iniziato l'attuazione del piano (es. merce nel carrello, avvicinamento alla cassa con l'intenzione di pagare con titoli falsi)
  • Ricorsi privi di prospettiva giuridica possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni (art. 616 c.p.p.); è quindi rilevante valutare preliminarmente la fondatezza dei profili di diritto prima di proporre impugnazioni in Cassazione

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