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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42858/2024 del 22/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Perugia che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso l'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere per il reato di rapina. Il ricorrente deduce un unico motivo: contestazione della valutazione sulla sussistenza della provvista indiziaria sostenendo violazione di legge e motivazione illogica e contraddittoria, con mancata considerazione delle dichiarazioni rese dal ricorrente e dubbio che si sia trattato di un alterco piuttosto che di una rapina.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché formulato con motivo generico e manifestamente infondato e reiterativo. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui, nelle misure cautelari personali, la Cassazione non riesamina la ricostruzione dei fatti né la valutazione di merito sull'attendibilità delle fonti; ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione chiara e persuasiva circa la gravità degli indizi e le modalità violente della condotta, valorizzando anche il verbale di sequestro (possesso del cellulare della persona offesa). La difesa è stata ritenuta aver proposto una lettura alternativa senza confrontarsi con gli elementi motivazionali. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., e l'atto è stato inviato alla cancelleria per gli adempimenti indicati.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    condanna del ricorrente al pagamento della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

    Applicazione della norma per la condanna pecuniaria nei confronti del ricorrente a seguito di ricorso dichiarato inammissibile e manifestamente infondato/abusive

  • Giurisprudenza Sez. F, n. 47748 del 11/08/2014, Rv. 261400-01

    richiamata per il principio che in tema di misure cautelari personali il controllo di legittimità non concerne la ricostruzione dei fatti né l'apprezzamento del giudice di merito circa l'attendibilità delle fonti

    Conferma che la Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice del merito nella valutazione degli elementi probatori e che sono inammissibili censure che si risolvono in una diversa rilettura dei fatti già esaminati

Massime di principio

  • Nei ricorsi avverso misure cautelari la Corte di Cassazione non riesamina i fatti né rivaluta l'attendibilità delle fonti: le censure devono mirare a vizi di diritto o a illogicità manifeste nella motivazione, non a una mera diversa lettura degli elementi probatori
  • Per contrastare con successo una misura cautelare occorre contestare specificamente la motivazione del giudice del merito indicando errori logici, giuridici o omissioni concrete nei confronti delle prove e non limitarsi a proporre un'interpretazione alternativa
  • La presenza di elementi concreti come la disponibilità di beni della persona offesa (es. un cellulare) può essere ritenuta prova indiziaria rilevante per la sussistenza della rapina e per le esigenze cautelari
  • Ricorsi formulati in termini generici o reiterativi rischiano l'inammissibilità e la condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.) per atti ritenuti abusivi o manifestamente infondati
  • In sede di impugnazione è fondamentale confrontare punto per punto la motivazione del giudice del riesame e documentare perché quella motivazione sarebbe contraddittoria, illogica o in violazione di norme, fornendo riferimenti specifici al materiale probatorio

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