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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1284/2023 del 16/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). Il ricorrente deduceva violazione di legge per non aver riconosciuto l'operatività della "clausola di riserva" prevista dall'art. 648-bis c.p., sostenendo che, alla luce delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia D'Amico Umberto, egli andava considerato affiliato al clan D'Amico-Mazzarella e dunque rientrante nell'ipotesi in cui il membro dell'associazione che ha il compito di ripulire la ricchezza dell'organizzazione non è punibile per riciclaggio.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile (per genericità e per essere versato in fatto) e ha confermato la corretta applicazione dei principi di diritto da parte del Tribunale del Riesame. Il Tribunale aveva ritenuto sussistere gravi indizi di riciclaggio sulla base di attività tecniche, servizi di osservazione, accertamenti finanziari, intercettazioni, dichiarazioni dei collaboratori e chat; ha inoltre concluso che le somme oggetto delle operazioni provenivano da specifici delitti-reato (traffico di stupefacenti, estorsioni, ecc.) e non "dall'associazione in quanto tale", e che il ricorrente non aveva fornito contributi alla commissione di quei reati. Di conseguenza la clausola di riserva è risultata inapplicabile. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende; l'ordinanza è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul delitto di riciclaggio; la Corte richiama la "clausola di riserva" e la giurisprudenza (SS.UU.) che ne delimita l'ambito: la clausola esclude la punibilità del soggetto appartenente all'associazione mafiosa solo se il suo compito è specificamente quello di ripulire o reimpiegare la ricchezza prodotta dall'associazione in quanto tale; se invece il soggetto è estraneo all'organizzazione o non ha contribuito ai reati presupposto, la fattispecie di riciclaggio può trovare applicazione.

  • art. 648-ter cod. pen.

    Norma sul reimpiego; richiamata nella ricostruzione dei rapporti con i reati associativi: l'applicabilità dipende dall'oggetto della condotta, dalla provenienza dei beni e dal ruolo soggettivo dell'agente.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione di tipo mafioso; le Sezioni Unite hanno ammesso che l'associazione mafiosa possa essere reato presupposto del riciclaggio, ma hanno anche distinto i casi in cui la ricchezza è prodotta "dall'associazione in quanto tale" rispetto a quella derivante da specifici reati-merce (traffico di droga, estorsioni ecc.).

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Criterio dei "gravi indizi di colpevolezza" per l'adozione delle misure restrittive: la Cassazione conferma che il sindacato di legittimità si limita a verificare il rispetto delle regole logiche e dei canoni legali nell'apprezzamento degli indizi, senza riesaminare in fatto la consistenza probatoria.

  • art. 94, comma 1-ter Disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti a carico della cancelleria a seguito della decisione della Corte (adempimenti formali conseguenti alla pronuncia).

  • Cass. SS.UU. n. 25191 del 13/06/2014 (Iavarazzo)

    Giurisprudenza di riferimento che chiarisce l'ambito di operatività della clausola di riserva in materia di riciclaggio rispetto ai reati associativi: distingue tra il membro dell'associazione il cui compito è ripulire le risorse prodotte dall'associazione (per il quale opera la clausola) e l'estraneo o il complice che non ha contribuito ai reati presupposto (per il quale resta configurabile il reato di riciclaggio).

Massime di principio

  • La clausola di riserva prevista dall'art. 648-bis opera solo quando il soggetto è membro dell'organizzazione di tipo mafioso e il suo ruolo specifico consiste nel ripulire o reimpiegare le risorse prodotte dall'associazione in quanto tale; se le risorse derivano da reati specifici e l'agente non ha contribuito a quei reati, la clausola non è applicabile.
  • Nelle impugnazioni di misure cautelari la Corte di legittimità verifica la correttezza logica e giuridica della motivazione sui gravi indizi, ma non può rivedere in fatto la valutazione probatoria fatta dal giudice di merito.
  • La qualificazione della provenienza dei capitali ("dall'associazione in quanto tale" vs "da reati presupposto concreti") è centrale per stabilire se si tratti di riciclaggio punibile o di attività di mero "ripulimento" inerente al ruolo associativo.
  • Le affermazioni del collaboratore di giustizia vanno considerate insieme al quadro probatorio complessivo (intercettazioni, accertamenti finanziari, osservazioni, chat, modalità di trasferimento del denaro) per valutare la credibilità e l'effetto ai fini della misura cautelare.
  • Chi contesta una misura cautelare per vizio di diritto (es. applicazione della clausola di riserva) deve proporre motivi specifici e circostanziati: censure generiche o meramente ripetitive risultano inammissibili.
  • Operazioni caratterizzate da consegne in contante di piccolo taglio, trasferimenti notturni e circuiti societari che giustificano fatture fittizie costituiscono elementi idonei a fondare gravi indizi di riciclaggio se coordinati tra loro.
  • Nel valutare l'applicabilità delle fattispecie di riciclaggio/reimpiego occorre sempre ricostruire, sulla base degli elementi emersi, sia la provenienza dei beni sia il ruolo soggettivo dell'agente all'interno dell'organizzazione o del circuito criminoso.

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