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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46024/2024 del 16/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva il difetto assoluto di motivazione in ordine alla mancata qualificazione come unico reato (assorbimento) dei tre capi di imputazione (capi 9, 10 e 12), sostenendo che le cessioni di stupefacente avvenute nei giorni 7, 8 e 10 dicembre 2012 fossero parte della stessa partita di droga acquistata dal sodalizio tra il 29 novembre e il 6 dicembre 2012, senza soluzione di continuità tra detenzione e successive cessioni. Il motivo unico censurava la decisione della Corte di appello che aveva separato le tre condotte pur ritenendo, in via di fatto, l'esistenza della continuazione ex art. 81, comma 2, cod. pen., e aveva ritenuto insufficiente l'accertamento dell'assorbimento invocato dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello abbia correttamente esposto i criteri per ritenere l'assorbimento e abbia valutato, con motivazione congrua e non illogica, l'assenza di prove che le cessioni successive fossero esclusivamente riconducibili alla partita acquistata dalla famiglia Rea e l'assenza di concreta contestualità temporale (intervallo di giorni tra detenzione e cessione) idonea a configurare l'assorbimento. Si è quindi confermata la responsabilità penale per i reati contestati e il rigetto del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 74

    Norma sanzionatoria sulle attività di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti; applicata come titolo di reato principale per le condotte contestate.

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 73, commi 1 e 6

    Prevede la punibilità per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti: i commi richiamati riguardano le diverse fattispecie e pene per detenzione ai fini di spaccio e cessione.

  • Codice penale, art. 110

    Rinvio alla disciplina del concorso di persone nel reato: le condotte commesse da più soggetti possono integrare responsabilità concorrente.

  • Codice penale, art. 81, comma 2

    Riguarda la continuazione (concetto distinto dall'assorbimento): la Corte di appello aveva comunque ritenuto la continuazione tra i fatti, ma non l'assorbimento; la Cassazione ha ritenuto congrua la valutazione di merito sulla non configurabilità dell'assorbimento.

Massime di principio

  • Per ottenere l'assorbimento di più condotte in un unico reato è necessario dimostrare: 1) lo stesso oggetto materiale (stessa partita di droga), 2) che le attività siano poste in essere dagli stessi soggetti o da concorrenti, 3) la contestualità/assenza di soluzione di continuità temporale e funzionale tra detenzione e cessione.
  • La prova che le cessioni successive derivino esclusivamente dalla medesima partita iniziale richiede elementi concreti (es. analisi di laboratorio che colleghi confezioni, caratteristiche distintive del materiale, tracciabilità degli approvvigionamenti, dichiarazioni concordanti).
  • Un intervallo temporale non breve fra detenzione e cessione può impedire il riconoscimento dell'assorbimento; la valutazione della 'breve distanza temporale' è di merito e difficilmente sindacabile in Cassazione se motivata e non illogica.
  • La distinzione tra 'assorbimento' e 'continuazione' è rilevante: anche se i fatti possono essere ritenuti fra loro collegati e sussistere continuazione (art. 81.2), ciò non comporta automaticamente che si tratti di un unico atto assorbente; occorre valutare i presupposti diversi per ciascuna figura.
  • In sede difensiva, per contrastare la qualificazione autonoma di più episodi, è utile concentrarsi sulla raccolta di prove tecniche e documentali (analisi chimiche, confezionamento, tempi precisi di detenzione e cessione, testimoni) e argomentare la mancanza di soluzioni di continuità tra le condotte.
  • Le valutazioni di merito dei giudici di merito (Tribunale e Corte d'appello) sulle questioni fattuali e sulla valutazione delle prove sono vincolanti per la Cassazione salvo che emergano vizi di illogicità, contraddittorietà o manifesta irragionevolezza nella motivazione.

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