Cassazione Penale, Sentenza n. 26529/2024 del 05/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere; il ricorso deduceva inosservanza dell'art. 275, comma 3‑bis c.p.p., lamentando il difetto di motivazione circa le ragioni per cui gli arresti domiciliari, anche con procedure di controllo a distanza (congegni elettronici), sarebbero inidonei a contenere il pericolo di recidiva.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto non controversi i gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza delle esigenze cautelari; ha confermato che il Tribunale del riesame ha valutato correttamente la spiccata propensione a delinquere del ricorrente, documentata da segnalazioni/precedenti del 2020, 2021 e 2023, e dal fatto che l'indagato ha proseguito l'attività di spaccio anche durante il regime degli arresti domiciliari, dimostrando l'inefficacia di tale misura nel caso concreto. La Corte ha inoltre ricordato che il riesame sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari implica implicitamente l'impossibilità di utilizzo degli strumenti di controllo a distanza. Non essendovi vizi di legittimità né motivazione manifestamente illogica, le censure difensive che si limitano a una diversa valutazione di merito non sono ammissibili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; ordinanza confermata e ricorso rigettato.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. n. 309/1990
Norma richiamata per identificare il reato relativo al traffico di stupefacenti; la pronuncia dà rilievo ai gravi indizi relativi a tale fattispecie.
art. 385 cod. pen.
Richiamato per il reato di evasione; utilizzato per contestare condotte che aggravano il quadro cautelare.
art. 275, comma 3‑bis, cod. proc. pen.
Norma che disciplina le alternative alla custodia cautelare, inclusi i controlli a distanza; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia adeguatamente motivato l'inidoneità degli arresti domiciliari e, quindi, l'irrilevanza dell'opzione prevista da tale comma nel caso concreto.
art. 275‑bis cod. proc. pen.
Regola gli strumenti elettronici di controllo a distanza; la Corte ha affermato che il giudizio di inadeguatezza degli arresti domiciliari equivale a una pronuncia implicita sull'impossibilità di impiego di tali strumenti.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina le spese processuali in cassazione; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
art. 94, comma 1‑ter (atto di cancelleria)
Richiamato per gli adempimenti di cancelleria disposti nella parte finale della sentenza.
Massime di principio
- La Corte di cassazione controlla la legittimità e la logica della motivazione, non la diversa valutazione dei fatti: censure che chiedono una diversa valutazione di merito sono inammissibili.
- La persistenza dell'attività criminosa durante gli arresti domiciliari costituisce elemento decisivo per ritenere inidonea la misura meno afflittiva e giustificare la custodia cautelare in carcere.
- Il giudizio di inadeguatezza degli arresti domiciliari si traduce implicitamente nella valutazione che anche i congegni elettronici/controlli a distanza (art. 275‑bis c.p.p.) non siano idonei a prevenire la reiterazione criminosa.
- Per impugnare con successo misure cautelari in cassazione è necessario dimostrare una violazione normativa specifica o la manifesta illogicità della motivazione, non semplicemente proporre valutazioni alternative dei fatti.
- Precedenti segnalazioni o condotte ripetute relative agli stessi reati aumentano il fondamento delle esigenze cautelari e rendono meno probabile l'adozione di misure meno afflittive.
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