Cassazione Penale, Sentenza n. 20148/2024 del 21/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso istruito dal Pubblico Ministero contestava l'ordinanza del GIP che non aveva convalidato l'allontanamento di urgenza dalla casa familiare disposto dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 384‑bis c.p.p. Il GIP aveva ritenuto insussistente il fumus commissi delicti e l'aggravante contestata (minaccia grave) in quanto la vittima non aveva sporto denuncia. Il PM ha dedotto errata applicazione dei criteri di convalida e valutazione ex post degli elementi acquisiti dopo l'intervento della polizia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ritenendo che il GIP avesse adottato un criterio errato, sostituendosi alla valutazione ex ante che la polizia giudiziaria doveva compiere. La Suprema Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti per l'allontanamento d'urgenza (stato di flagranza, pluralità di elementi fattuali come lite protratta, lancio reiterato di oggetti e presenza di vetri rotti, la vittima in stato di turbamento e la precedente misura cautelare a carico dell'indagato) e ha qualificato i lanci come idonei a integrare la "minaccia grave" ai sensi dell'art. 612 co. 2 c.p. L'ordinanza del GIP è stata annullata senza rinvio perché l'allontanamento era stato legittimamente eseguito. È stato disposto inoltre di omettere generalità e dati identificativi in caso di diffusione, ai sensi del D.Lgs. n.196/2003, art.52.
Norme richiamate
art. 384‑bis cod. proc. pen.
La Corte interpreta la norma come prevedente una convalida limitata a un controllo ex ante della legittimità e della ragionevolezza dell'operato della polizia giudiziaria (stato di flagranza, reati richiamati, fondato motivo di reiterazione e pericolo per l'integrità della persona offesa), escludendo una rivalutazione ex post della gravità indiziaria o della responsabilità penale.
art. 612 co. 2 cod. pen.
La nozione di "minaccia grave" comprende condotte oggettivamente intimidatorie capaci di turbare la sfera psichica della persona offesa; il lancio reiterato di piatti, vasi o stoviglie può integrare tale aggravante anche se non colpisce materialmente la vittima.
D.Lgs. n.196 del 2003, art.52
Norma sulla tutela dei dati personali: la Corte impone l'omissione delle generalità e dati identificativi nelle eventuali diffusioni del provvedimento.
Massime di principio
- In sede di convalida di misure d'urgenza (es. allontanamento dalla casa familiare) il giudice compie un controllo ex ante: valuta la situazione così come conosciuta o conoscibile dalla polizia giudiziaria al momento dell'intervento, senza sostituirsi a una rivalutazione probatoria ex post.
- Per legittimare l'allontanamento d'urgenza devono coesistere stato di flagranza (o situazione analoga), la riconducibilità a uno dei reati indicati dalla norma e fondati motivi di ritenere la probabile reiterazione con pericolo per vita o integrità fisica/psichica della vittima.
- La mancanza di una denuncia formale da parte della vittima non esclude di per sé la convalida se, dai fatti emersi all'intervento (es. testimonianze, ambiente in disordine, oggetti rotti, paura manifestata dalla vittima), risultano elementi concreti che giustificano la misura.
- Il giudice non può utilizzare, nella convalida, elementi informativi acquisiti successivamente per ricostruire diversamente i fatti: tali elementi sono rimessi alle successive fasi del procedimento (giudice della cognizione).
- Condotte consistenti nel lancio reiterato di oggetti in direzione della persona possono integrare la "minaccia grave" se idonee a cagionare turbamento o timore per l'incolumità, anche senza contatto fisico.
- Quando la Corte di legittimità accerta che la misura cautelare d'urgenza è stata adottata legittimamente, può annullare l'atto del giudice di merito senza rinvio se la fase sottoposta a verifica è ormai esaurita.
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