Cassazione Penale, Sentenza n. 22779/2022 del 10/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Longo Alberto Giorgio era stato condannato per il reato indicato dall'art. 348 cod. pen. per aver, quale socio e legale rappresentante dello studio medico dentistico "dottori Longo" e in concorso con Longo Francesco, permesso all'odontotecnico Valli Pietro di esercitare attività odontoiatrica non essendo in possesso del titolo abilitativo. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione articolando quattro motivi: (1) vizio di motivazione e errata valutazione delle dichiarazioni testimoniali (in particolare Buganiuk e Maifreda) e mancato esame di documentazione clinica che avrebbe scagionato l'imputato; (2) dedotta inutilizzabilità della prova resa dal teste Di Cicco per mancata applicazione dell'art. 64, comma 3-bis c.p.p.; (3) errata qualificazione della posizione di garanzia attribuita al ricorrente (si contestava che non fosse direttore sanitario); (4) omissione da parte della Corte di appello di confronto puntuale con i motivi di impugnazione e di adeguata motivazione sulla partecipazione concorsuale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio. Il motivo è che la Corte di appello non ha fornito una motivazione sufficiente e fondata sui fatti per dimostrare il concorso del ricorrente: ha valorizzato testimonianze in modo assertivo senza confrontarsi con le contestazioni difensive, non ha provato in modo concreto e causalmente efficiente la partecipazione del ricorrente alle attività dell'odontotecnico e ha applicato in modo errato o indimostrato la nozione di posizione di garanzia. La Cassazione ha richiamato il principio per cui, nel concorso di persone, il contributo atipico del concorrente deve essere provato nella sua efficacia causale e la volontà di concorrere deve essere dimostrata, e ha disposto il rinvio per un nuovo esame completo delle prove e della corretta applicazione dei principi di diritto.
Norme richiamate
art. 348 cod. pen.
Norma richiamata come titolo di reato contestato: il fatto contestato è l'esercizio di attività odontoiatrica da parte di soggetto privo di abilitazione, consentito dallo studio. La pronuncia si è limitata a riportare l'articolo come riferimento al reato di esercizio abusivo della professione.
art. 64, comma 3-bis, cod. proc. pen.
Norma processuale evocata dalla difesa per dedurre l'inutilizzabilità della testimonianza di un soggetto sentito senza gli avvisi previsti quando la sua posizione personale poteva risultare rilevante; la Cassazione ha ritenuto la questione trattata in modo generico e priva di idonea specificazione nel ricorso, per cui non decisiva nel dispositivo ma ha richiamato l'obbligo di motivazione se dedotta concretamente.
Cass. Sez. 6, n. 42174 del 23/10/2012 (Cembalo)
Giurisprudenza citata per l'affermazione che non è sufficiente la mera titolarità o presenza: occorre accertare la consapevolezza e l'assenso all'esecuzione di atti professionali da parte del terzo non abilitato per configurare responsabilità concorsuale.
Cass. Sez. 6, n. 21989 dell'08/07/2020 (Arnaboldi)
Richiamata come esempio di responsabilità del titolare di uno studio che consente o agevola lo svolgimento di attività da parte di soggetto non autorizzato, ma con la necessità di prova del concorso.
Sez. U, n. 45276 del 30/10/2003 (Andreotti) e Sez. U, n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)
Principi di diritto consolidati sulle Sezioni Unite: il contributo atipico del concorrente deve avere reale efficienza causale (condicio sine qua non) e non è ammesso un'interpretazione 'debolmente' causale basata su mera maggiore probabilità; occorre motivazione specifica sulla forma concreta di partecipazione e sul nesso di causalità, rispettando lo standard probatorio 'oltre il ragionevole dubbio'.
Cass. Sez. 5, n. 25894 del 15/05/2009 (Catanzaro)
Richiamata per il principio che la responsabilità concorsuale può derivare anche da comportamenti esteriori che forniscono un contributo apprezzabile all'altrui proposito criminoso, ma sempre con necessità di prova del rapporto unitario del 'fatto collettivo'.
Massime di principio
- La condanna per concorso nell'esercizio abusivo di una professione richiede prova del contributo oggettivo e del dolo/consapevolezza e non può basarsi su presunzioni di mera presenza o su valutazioni assertive delle testimonianze.
- Il giudice deve motivare specificamente in quale forma concreta si è manifestata la partecipazione (autorizzazione, agevolazione, adesione, approvazione, ecc.) e collegarla causalmente all'attività illecita del terzo.
- La qualifica di posizione di garanzia non può essere attribuita automaticamente per il solo ruolo formale: è necessario dimostrare poteri, doveri e possibilità di impedire il fatto.
- Le corti di merito devono confrontarsi esplicitamente con i motivi di impugnazione e con le prove difensive documentali e testimoniali; omissioni significative di confronto giustificano l'annullamento per carenza di motivazione.
- Le questioni processuali relative all'inutilizzabilità delle prove (es. mancati avvisi di cui all'art.64 c.p.p.) vanno dedotte con precisione e valutate motivatamente dal giudice; argomentazioni generiche non sono sufficienti.
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