Sentenza del 31/10/2017 n. 25898 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva riconosciuto la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA relativa agli acquisti di carni effettuati da Bon Carni presso società ritenute cartiere, interposte tra la società contribuente e i fornitori comunitari. Il principale motivo riguardava l'insufficiente motivazione sulla ritenuta effettività delle operazioni e sull'estraneità della contribuente alla frode, nonostante gli elementi indicati dall'Ufficio: dichiarazioni di soggetti coinvolti, documentazione sequestrata e affermazioni sulla retrocessione a Bon Carni di parte dell'IVA versata. Il secondo motivo riguardava la deducibilità dei costi e il requisito dell'inerenza.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo viziata la motivazione della sentenza d'appello perché non aveva esaminato elementi probatori potenzialmente decisivi, in particolare quelli relativi alla retrocessione dell'IVA. Ha precisato che la buona fede del contribuente, anche in presenza di fatture soggettivamente inesistenti, è una questione di fatto da valutare insieme all'effettività delle operazioni e alla partecipazione alla frode. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese.
Norme richiamate
Art. 360, comma 1, n. 5, codice di procedura civile
insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo
La Corte ha ritenuto sussistente un vizio di motivazione perché il giudice d'appello non aveva spiegato per quali ragioni avesse ignorato elementi probatori indicati dall'Amministrazione finanziaria e potenzialmente incompatibili con la buona fede della contribuente.
Art. 109, D.P.R. n. 917 del 1986
requisito della "inerenza"
La deducibilità dei costi e la loro inerenza all'attività d'impresa dovranno essere rivalutate dal giudice di rinvio, una volta accertata la natura effettiva o soggettivamente inesistente delle operazioni.
Art. 267 TFUE
Richiamato dai contribuenti per chiedere, in subordine, un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea; la Corte di cassazione non ha disposto tale rinvio, rimettendo la questione al giudice di merito.
Massime di principio
- Quando l'Amministrazione contesta fatture soggettivamente inesistenti nell'ambito di una frode IVA, il giudice deve esaminare concretamente tutti gli indizi rilevanti, inclusi pagamenti anomali, retrocessioni d'imposta, dichiarazioni dei soggetti coinvolti e documentazione extracontabile.
- La mera esistenza materiale della merce o della consegna non esclude necessariamente la frode: può sussistere un'interposizione soggettiva fittizia, con conseguenze sulla detrazione dell'IVA e sulla deducibilità dei costi.
- La buona fede del contribuente non si presume in modo assoluto quando emergono elementi di collegamento con la frode; deve essere valutata dal giudice di merito sulla base delle circostanze concrete e della possibilità che il contribuente sapesse o avrebbe dovuto sapere della frode.
- La cassazione può annullare una sentenza non perché sostituisce la propria valutazione dei fatti, ma perché il giudice di merito ha omesso di esaminare prove decisive o ha motivato in modo logicamente insufficiente.
- La deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA richiedono valutazioni distinte ma collegate: il costo deve essere effettivo e inerente, mentre la detrazione IVA può essere negata se il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un'operazione collegata a una frode.
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