Cassazione Civile, Ordinanza n. 02275/2024 del 23/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (ente riscossore)
La controversia
Una società concessionaria della gestione autostradale ha impugnato un avviso di accertamento comunale per omessa dichiarazione e per l'applicazione di sanzioni relative al canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (anno 2008), sostenendo che non vi fosse il presupposto impositivo perché lo spazio sovrastante la strada interessata non sarebbe più appartenuto al demanio comunale, ma sarebbe riconducibile allo Stato in ragione della disciplina legislativa sulla rete autostradale e della convenzione con l'ente concedente statale; ha inoltre dedotto che l'occupazione, essendo funzionale a un interesse pubblico, avrebbe dovuto beneficiare dell'esenzione riservata allo Stato o comunque non essere trattata diversamente da un soggetto pubblico, anche in chiave euro-unitaria. La ricorrente ha poi censurato la pronuncia d'appello per avere affrontato una pretesa eccezione di giudicato sulla sanzione non formulata dalla parte avversa e, infine, ha contestato la sanzione per omessa denuncia, invocando la violazione del principio di legalità e la mancanza di una base legislativa sufficientemente specifica, oltre alla confusione tra omesso pagamento e omessa denuncia.
La decisione
La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto che il presupposto del canone fosse integrato perché la strada e lo spazio sovrastante restavano, in difetto di un formale trasferimento, nella titolarità dell'ente territoriale; la realizzazione dell'autostrada e la proprietà statale del manufatto non comportavano automaticamente il passaggio del suolo al demanio statale né escludevano l'assoggettamento al canone. Ha inoltre affermato che il canone è dovuto anche in caso di occupazione di fatto, senza necessità di un formale atto concessorio, e che il concessionario autostradale non può essere equiparato allo Stato né qualificato come mera longa manus dell'amministrazione, neppure prospettando la figura dell'in house, non risultando comunque applicabili le esenzioni riservate all'ente pubblico. È stata respinta anche la censura processuale sul giudicato, perché l'assenza di giudicato è questione preliminare rilevabile d'ufficio. Infine, la Corte ha ritenuto legittima la sanzione per omessa denuncia, in quanto l'art. 63 del d.lgs. n. 446 del 1997 consente ai regolamenti comunali di prevedere sanzioni per le violazioni connesse al pagamento del canone e la fattispecie è sufficientemente determinata; ha anche rilevato la mancata trascrizione del regolamento comunale nel ricorso.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
È stata invocata per denunciare violazioni di legge sostanziale; la Corte ha esaminato i motivi come censure di violazione di legge, ma li ha ritenuti infondati.
art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.
È stata invocata per il dedotto vizio di ultrapetizione/violazione dell'art. 112 c.p.c.; la Corte ha escluso la violazione perché la questione del giudicato è rilevabile d'ufficio.
art. 112 c.p.c.
La Corte ha affermato che l'esclusione del giudicato può essere esaminata d'ufficio dal giudice, senza necessità di un'eccezione di parte.
art. 23 Cost.
La Corte ha ritenuto che la disciplina regolamentare e la base legislativa richiamata siano sufficienti a soddisfare la riserva relativa di legge per le sanzioni amministrative.
art. 63 d.lgs. n. 446 del 1997
comma 1; comma 2, lett. g e g-bis
Il canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche presuppone l'occupazione di beni appartenenti al demanio o patrimonio indisponibile dell'ente; i regolamenti comunali possono prevedere sanzioni per le violazioni dell'obbligo di pagamento e per la mancata denuncia/comunicazione dell'occupazione.
art. 52 d.lgs. n. 446 del 1997
Rileva quale base regolamentare per la disciplina comunale del canone e delle relative sanzioni.
art. 822 c.c.
La Corte ha chiarito che strade e autostrade fanno parte del demanio pubblico solo se appartenenti allo Stato; pertanto il tratto di strada può rimanere di altro ente territoriale in assenza di trasferimento.
art. 12, ultimo comma, l. n. 729 del 1961
La norma è stata letta come conferma della possibile appartenenza del tratto stradale ad amministrazioni diverse dallo Stato.
art. 6 TFUE
La Corte ha escluso che la disciplina europea imponga di estendere alla concessionaria le esenzioni riservate allo Stato, trattandosi di soggetto distinto e operante in regime privatistico.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
È stata applicata per dare atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012
Richiamata quale norma che ha inserito il comma 1-quater nell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.
Massime di principio
- Il canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche presuppone l'occupazione di un bene appartenente al demanio o patrimonio indisponibile dell'ente territoriale; la realizzazione di un'infrastruttura pubblica non determina, di per sé, il trasferimento del suolo al demanio statale.
- Per l'applicazione del canone è sufficiente l'occupazione di fatto del bene pubblico da parte di un soggetto diverso dall'ente titolare; non è necessario un formale atto concessorio, quando l'uso particolare del bene sia comunque accertato.
- Il concessionario di un servizio o di un'opera pubblica resta soggetto distinto dall'amministrazione concedente e non può beneficiare delle esenzioni riconosciute allo Stato, salvo una specifica previsione normativa; la mera finalizzazione pubblicistica dell'attività non vale a trasformarlo in longa manus dell'ente pubblico.
- La questione della sussistenza del giudicato può essere esaminata d'ufficio dal giudice perché attiene a una preliminare verifica sulla persistenza del potere decisionale sul punto.
- La previsione di sanzioni amministrative in materia di canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche può essere rimessa ai regolamenti comunali entro la cornice dell'art. 63 d.lgs. n. 446 del 1997, senza violare la riserva relativa di legge, purché la fattispecie sia sufficientemente determinata.
- Nel ricorso per cassazione le disposizioni di regolamenti comunali, in quanto fonti secondarie, devono essere trascritte o allegate se ne si deduce la violazione, non operando per esse il principio iura novit curia.
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