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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1618/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte di appello di Genova che ha confermato la sua condanna per il delitto di ricettazione (art. 648, secondo comma, cod. pen.), lamentando violazione degli artt. 157 e 161 cod. pen. e sostenendo che, al momento della pronuncia impugnata, il reato si fosse già estinto per prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. Ha richiamato la sentenza n. 35084/2015 della stessa Corte, che aveva annullato con rinvio la decisione di primo grado solo in ordine al trattamento sanzionatorio ma aveva reso irrevocabile l'accertamento della responsabilità; conseguentemente, la responsabilità dell'imputato era già stata assoggettata a cosa giudicata e la prescrizione non poteva più operare. Per tali ragioni il ricorso è stato ritenuto inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648, secondo comma, cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di ricettazione, indicata come fattispecie addebitata all'imputato.

  • art. 157, cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla estinzione del reato per prescrizione; la Corte non ha ritenuto applicabile la prescrizione dato il precedente decisorio che aveva reso irrevocabile l'accertamento della responsabilità.

  • art. 161, cod. pen.

    Anche questo articolo è invocato dal ricorrente in tema di estinzione del reato per prescrizione; la Corte nega l'estinzione in ragione dell'autorità di cosa giudicata acquisita.

  • art. 569, cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente: la sentenza n. 35084/2015 era conseguente a un ricorso immediato ex art. 569 proposto dal Procuratore della Repubblica, decisione che ha inciso sulla definitività dell'accertamento della responsabilità.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Norma collegata all'individuazione della violazione più grave; nella precedente pronuncia di legittimità era stata ravvisata una erronea individuazione del trattamento sanzionatorio ex art. 81, comma 2, da correggere.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Norma che obbliga alla condanna del proponente al pagamento delle spese e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; applicata per liquidare la somma di euro tremila.

  • Corte cost., sent. n. 186 del 13 giugno 2000

    Citata in relazione al principio secondo cui la condanna alla somma per ricorso inammissibile non richiede l'assenza di colpa del proponente; utilizzata per giustificare l'addebito.

Massime di principio

  • Quando una precedente decisione di legittimità ha reso irrevocabile l'accertamento della responsabilità, la prescrizione non può più operare in relazione al fatto già giudicato; va verificata la portata della cosa giudicata prima di sostenere l'estinzione del reato per prescrizione.
  • Un ricorso alla Corte di cassazione privo di fondamento o che non solleva questioni di diritto rilevanti può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Errori materiali nella grafia del nome dell'imputato o nella data richiamata (lapsus calami) non inficiano l'identificazione del processo quando il confronto dei fatti dimostra che la decisione si riferisce allo stesso procedimento.
  • Prima di proporre impugnazioni fondate sulla prescrizione è essenziale accertare se vi siano decisioni precedenti che abbiano reso definitivo l'accertamento della responsabilità; tali decisioni interrompono la decorrenza della prescrizione rispetto a quella parte del procedimento.

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