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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36047/2024 del 26/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando: 1) la qualificazione di "amministratore di fatto" attribuitagli, sostenendo che svolgeva solo attività di gestione ordinaria del ristorante mentre la gestione societaria era affidata all'amministratrice di diritto; 2) l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese in dibattimento da D'Achille Claudia, che avrebbe dovuto essere escussa con le garanzie di cui all'art. 64 c.p.p. trattandosi di soggetto indagato per reato connesso, con conseguente inutilizzabilità delle sue dichiarazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e lo ha rigettato. Ha confermato la valutazione di merito che aveva accertato la responsabilità penale di Colono Francesco per bancarotta fraudolenta documentale nei confronti della Bobo's S.r.l. fallita, ritenendolo amministratore di fatto sulla base di plurime dichiarazioni testimoniali e altri indizi (gestione esclusiva, rapporti con fornitori, pagamento fatture e stipendi, sottrazione/occlusione di scritture contabili). Quanto alla presunta inutilizzabilità delle dichiarazioni di D'Achille, la Corte ha ritenuto che il difensore non avesse adempiuto all'onere di allegare, prima dell'escussione, gli elementi che avrebbero dimostrato l'incompatibilità della teste; inoltre non è stata dimostrata l'incidenza decisiva dell'eventuale esclusione della prova sulla motivazione (mancata prova di resistenza). Di conseguenza è stata confermata la condanna e pronunciata la condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art.173 disp. att. cod. proc. pen.

    limita l'obbligo di esposizione nel ricorso di cassazione ai soli elementi necessari per la motivazione; il ricorso non può limitarsi a ripetere argomentazioni di merito già valutate senza confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata

  • art. 64 cod. proc. pen.

    le garanzie previste dall'art. 64 cod. proc. pen.

    garantisce particolari tutele all'indagato; la Corte ha ritenuto però che non fosse dimostrato che al momento dell'escussione la veste processuale della teste fosse nota al giudice, per cui le garanzie non risultavano prescrivibili d'ufficio

  • art. 2639 cod. civ.

    nozione di amministratore di fatto, introdotta dall'art. 2639 cod. civ.

    definisce l'amministratore di fatto come colui che esercita in modo continuativo e significativo i poteri gestori: la Corte ha interpretato tale nozione come compatibile con l'esercizio di attività gestorie anche parziali ma significative e ripetute

  • art. 197-bis cod. proc. pen.

    al riguardo è onere della parte interessata di allegare, prima dell'assunzione delle dichiarazioni, le circostanze fattuali da cui risultano situazioni di incompatibilità a testimoniare ai sensi dell'art. 197-bis cod. proc. pen.

    conferma l'onere probatorio della parte che eccepisce la incompatibilità del teste: se la parte non solleva l'eccezione prima dell'escussione, il vizio è difficile da valorizzare in cassazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma ...

    prevede l'onere per il ricorrente, in caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, di essere condannato alle spese e al pagamento di una somma alla cassa delle ammende

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina il merito probatorio: i ricorsi che ripropongono in termini generici valutazioni di fatto già esaminate in appello sono inammissibili o manifestamente infondati.
  • Quando primo e secondo grado sono conformi (doppia conforme), Cassazione valuta congiuntamente le motivazioni dei due gradi: occorre confrontarsi puntualmente con entrambe per criticare la decisione.
  • Per contestare l'utilizzabilità di dichiarazioni rese in dibattimento da chi possa avere la veste di indagato o interessato, la parte deve eccepire tempestivamente e documentare gli elementi di incompatibilità prima dell'escussione; altrimenti il mancato rilievo opera come rinuncia.
  • La qualificazione di "amministratore di fatto" richiede prova di esercizio continuativo e significativo di poteri gestori; elementi come rapporti con fornitori, dipendenti, pagamenti e controllo operativo sono indizi rilevanti e difficilmente sindacabili in cassazione se motivati.
  • Se si deduce l'illegittima utilizzazione di un elemento probatorio, in cassazione bisogna dimostrare l'incidenza decisiva della sua esclusione mediante la cosiddetta "prova di resistenza": indicare come e quanto la rimozione della prova scuoterebbe la tenuta della motivazione.
  • I motivi di cassazione devono essere specifici e confrontarsi direttamente con la motivazione impugnata; censure generiche o ripetitive sono dichiarate inammissibili.

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