Cassazione Penale, Sentenza n. 32746/2023 del 27/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Palermo che l'aveva dichiarata responsabile dei reati urbanistico e paesaggistico relativi alla realizzazione, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, di un pergolato in legno con copertura in PVC, area attrezzata e cucina in muratura. I principali motivi di ricorso erano: 1) eccezione di prescrizione dei reati (sostenendo che il termine quinquennale era decorso prima della sentenza del 9/6/2022, con conteggio che teneva conto della sospensione per COVID-19); 2) vizio di motivazione per presunta adesione acritica della Corte d'appello alle doglianze del Procuratore Generale e mancanza di autonoma valutazione degli atti amministrativi; 3) deduzione che il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune e il parere di compatibilità paesaggistica rilasciato dalla Soprintendenza dovessero produrre effetto sanante estintivo del reato edilizio (art.36 d.P.R. 380/2001 e art.45) e, conseguentemente, dell'illecito paesaggistico (art.181 d.lgs. 42/2004), nonché possibilità di regolarizzazione ai sensi di norme regionali; 4) richiamo a disposizioni dello Statuto e leggi regionali che, secondo la ricorrente, avrebbero reso le opere regolarizzabili anche in zona vincolata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha respinto l'eccezione di prescrizione: la sospensione del termine per plurimi rinvii (richiesti dalla difesa e per l'emergenza epidemiologica) aveva spostato la scadenza al 1/2/2023, dunque successiva alla sentenza impugnata. Ha ritenuto fondate le determinazioni della Corte d'appello che avevano escluso l'effetto sanante del permesso di costruire in sanatoria e del parere di compatibilità paesaggistica, osservando: a) il condono/permesso in sanatoria di cui all'art.32 d.l. 269/2003 (conv. L. 326/2003) è limitato a specifici interventi "di minore rilevanza" (restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria) e richiede il parere favorevole dell'autorità che tutela il vincolo; b) l'art.181 d.lgs. 42/2004 produce effetto estintivo solo per lavori che non hanno determinato creazione o aumento di superfici o volumi (o rientrano nei casi ivi previsti); le opere realizzate dalla ricorrente implicavano aumento di superficie e volumetria e quindi non erano sanabili né ai fini urbanistici né paesaggistici; c) il parere di compatibilità paesaggistica espresso postuma nell'ambito della procedura di permesso in sanatoria non produceva l'effetto estintivo del reato paesaggistico, salvo i casi strettamente previsti dalla legge. Conseguentemente la sentenza di merito che aveva riformato la decisione di non doversi procedere è rimasta integra e il ricorso è stato rigettato come inammissibile.
Norme richiamate
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico dell'edilizia), art.36
Il permesso di costruire in sanatoria (rilasciato ex art.36) non ha efficacia sanante per opere realizzate in area vincolata in assenza dell'autorizzazione paesaggistica nei casi in cui il vincolo osti alla sanabilità; il rilascio postumo del titolo edilizio non è idoneo a estinguere il reato edilizio quando l'opera comporta aumento di superficie o volumetria e/o manca l'autorizzazione paesaggistica nei limiti previsti dalla normativa.
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, artt.44 e 45
Art.44/45 e correlati disciplinano le violazioni urbanistiche e le ipotesi di estinzione delle contravvenzioni urbanistiche; la Corte ha ritenuto che l'estinzione prevista non potesse operare per le opere compiute in area vincolata che implicano aumenti di superficie/volumetria, non essendo soddisfatti i requisiti di sanabilità.
d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art.181, comma 1 ter
L'effetto estintivo del rilascio dell'autorizzazione paesaggistica in sanatoria si verifica solo per lavori che non hanno determinato creazione di nuove superfici o volumi o aumento di quelli legittimi, ovvero per interventi assimilabili a manutenzione. Pertanto lavori che aumentano superfici/volumi non sono sanabili e il parere di compatibilità paesaggistica postumo non estingue il reato paesaggistico, salvo specifiche ipotesi previste dalla legge (es. art.167 commi 4 e 5).
d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, art.167 (commi 4 e 5)
Prevede limiti e condizioni per il rilascio di autorizzazioni paesaggistiche successive; la Corte osserva che solo nei casi previsti da questi commi l'autorizzazione postuma può avere efficacia sanante rispetto ad alcune ipotesi, ma non per le opere realizzate che hanno determinato aumento di superfici o volumi.
d.l. 24 giugno 2003, n. 269 (conv. L. 326/2003), art.32, comma 27
La disciplina del condono edilizio prevista dall'art.32 è applicabile esclusivamente ad interventi elencati (numeri 4,5,6 dell'allegato 1: restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria) e richiede il parere favorevole dell'autorità preposta alla tutela del vincolo; le opere ricorrenti rientrano tra quelle non condonabili (numeri 1,2,3) se in contrasto con il vincolo.
Statuto della Regione Sicilia e leggi regionali citate (es. I. Regione Sicilia n.16/2016 art.14; I. Regione Sicilia 15/2004 art.25-bis introdotto dalla L. regionale n.19/2021)
La ricorrente aveva invocato disciplina regionale e disposizioni statutarie per sostenere la regolarizzazione; la Corte ha ritenuto inderogabile la normativa statale in materia di vincoli paesaggistici e di sanatorie, per cui le norme regionali non potevano estendere la sanabilità oltre i limiti previsti dalla legislazione statale.
Massime di principio
- In aree sottoposte a vincolo paesaggistico, il rilascio postumo di un permesso di costruire in sanatoria non estingue automaticamente il reato edilizio o paesaggistico se le opere hanno comportato aumento di superfici o volumetria; l'effetto sanante è limitato ai casi espressamente previsti dalla legge.
- La sanatoria/condono ex art.32 d.l. 269/2003 è ammessa solo per interventi di "minore rilevanza" (restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria) e richiede il parere favorevole dell'autorità territorialmente competente per la tutela del vincolo; opere diverse non sono condonabili se incompatibili con il vincolo.
- Il parere di compatibilità paesaggistica espresso "postumo" nell'ambito del procedimento per il permesso in sanatoria non sostituisce l'autorizzazione paesaggistica prevista dalle norme speciali e non produce automaticamente effetto estintivo del reato paesaggistico, salvo casi tassativi previsti dal d.lgs. 42/2004 (art.167 commi 4-5 e disposizioni collegate).
- Le eccezioni di prescrizione devono valutare tutte le sospensioni e interruzioni del termine (anche quelle richieste dalla difesa e per cause straordinarie come l'emergenza epidemiologica); il conteggio in Cassazione può portare al rigetto dell'eccezione se risultano sospensioni che prorogano la scadenza oltre la pronuncia impugnata.
- In sede di ricorso per cassazione le censure sulla motivazione devono essere specifiche e individuare chiaramente il vizio denunciato; doglianze generiche o indeterminate sulla "mancanza" o "contraddittorietà" della motivazione sono frequentemente dichiarate inammissibili.
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