Sentenza n. 10189/2026 - Roma, Sezione 2B
per l'annullamento del diniego del visto d'ingresso per motivi di studio, emanato in data 31/12/2025 dall'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba e notificato al ricorrente in data 06/01/2026.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d'ingresso per motivi di studio adottato dall'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d'ingresso per motivi di studio, motivato dall'Ambasciata con la mancata coincidenza dei dati anagrafici riportati nei certificati di nascita. Ha dedotto, in primo luogo, il difetto di motivazione, sostenendo che il provvedimento non esplicitasse adeguatamente le ragioni concrete del diniego. In secondo luogo, ha sostenuto che l'Amministrazione avrebbe dovuto considerare le frequenti discrepanze ortografiche derivanti dalla traslitterazione dei nomi dall'amarico all'inglese e che, comunque, egli possedeva i requisiti necessari per il rilascio del visto. Dalla relazione dell'Ambasciata è emerso, tuttavia, che le difformità non riguardavano soltanto lo spelling dei nomi: i certificati di nascita del richiedente e della persona indicata come fratello e sponsor economico riportavano genitori diversi; il fratello si era firmato nella dichiarazione di sponsorship con un nome diverso da quello risultante dal proprio certificato di nascita; inoltre, la licenza commerciale e la carta di residenza di Addis Abeba riportavano ulteriori denominazioni parzialmente differenti.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Ha ritenuto infondata la censura di difetto di motivazione, poiché la relazione dell'Ambasciata ha chiarito le concrete ragioni del diniego e gli elementi posti a base della valutazione amministrativa. Ha inoltre ritenuto non plausibile che le difformità accertate fossero riconducibili alla mera traslitterazione dall'amarico all'inglese, in quanto esse riguardavano documenti ufficiali diversi, l'indicazione dei genitori e persino la firma spontaneamente apposta dallo sponsor. Ne consegue la legittimità della valutazione amministrativa di mancata coincidenza dei dati anagrafici e dell'affidabilità insufficiente della documentazione relativa al rapporto di parentela e alla sponsorizzazione economica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di lite in favore del Ministero, liquidate in euro 500, oltre accessori se dovuti.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
sentenza emessa in forma semplificata
Consente di definire il giudizio in forma semplificata quando, sentite le parti, la causa è matura per la decisione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Costituisce il presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte interessata.
art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato quale ulteriore presupposto per la tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Il diniego di un visto d'ingresso per motivi di studio è legittimo quando l'Amministrazione accerti, sulla base della documentazione prodotta, significative e plurime incongruenze nei dati anagrafici del richiedente e della persona indicata come familiare e sponsor economico.
- Le difformità documentali non possono essere automaticamente ricondotte a meri errori di traslitterazione quando riguardano non soltanto l'ortografia dei nomi, ma anche l'indicazione dei genitori, documenti ufficiali diversi e la firma spontaneamente apposta dalla persona indicata come sponsor.
- È adeguatamente motivato il diniego di visto quando gli elementi istruttori dell'Amministrazione consentono di individuare concretamente le incongruenze documentali poste a fondamento della decisione, anche alla luce della relazione dell'autorità consolare acquisita nel giudizio.
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