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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22860/2024 del 06/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Vollaro, condannato in primo grado a 11 anni, 2 mesi e 20 giorni per detenzione di rilevanti quantitativi di sostanze stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del riesame che aveva rigettato la sua richiesta di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari (con braccialetto elettronico) in un comune del Molise. Ha dedotto profili processuali (mancata notifica dell'udienza a uno dei difensori nominati) e di merito: presunta attenuazione delle esigenze cautelari dopo la condanna e l'ammissione di responsabilità, richiamo alle modifiche della legge n.47/2015 e agli articoli 274-275 c.p.p., contestata insufficiente e illogica motivazione del Tribunale circa l'inidoneità della misura alternativa e la valutazione del pericolo di reiterazione; lamentata mancata considerazione della documentazione prodotta sulla idoneità degli arresti domiciliari con braccialetto.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto la nullità per mancata notifica al difensore come nullità "a regime intermedio" già sanata non essendo stata eccepita in udienza dal difensore presente; ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale sul mantenimento delle esigenze cautelari, richiamando che il mero decorso del tempo o l'ammissione di responsabilità non sono, di per sé, elementi idonei ad affievolire le esigenze cautelari. Il Tribunale aveva inoltre evidenziato la gravità e l'entità della condotta (quantitativi apprezzabili di droga, macchinari per confezionamento, microtelefoni, contabilità, ingenti somme), la specifica recidiva e precedenti multipli, ritenendo pertanto non idonea la misura degli arresti domiciliari anche fuori regione con braccialetto. È stata altresì respinta la censura sulla mancata motivazione specifica circa il braccialetto, atteso che il Tribunale aveva ritenuto in radice inidonea qualsiasi misura meno afflittiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Disciplina l'appello in camera di consiglio avverso le misure cautelari: la Corte ha ritenuto che il riesame sia corretto nell'esaminare la persistenza delle esigenze cautelari ai sensi di tale articolo.

  • art. 127 cod. proc. pen.

    Riguarda le memorie e le deduzioni difensive: la Corte ha osservato che le memorie depositate non erano sufficienti a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari.

  • legge n. 47/2015

    Modificatrice dell'art. 274 c.p.p. (tra le altre) finalizzata a richiedere che il rischio di recidiva sia "concreto e attuale"; la Corte ha richiamato la norma ma ha ritenuto che, nel caso concreto, esistessero elementi concreti e attuali di pericolo di reiterazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Fissa le esigenze cautelari (in particolare la lett. c sulla pericolosità e reiterazione): la Corte ha confermato che il pericolo di reiterazione richiede valutazione prognostica basata su elementi concreti e che tali elementi erano presenti.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Prevede la sussidiarietà della custodia in carcere rispetto ad altre misure: la Corte ha ricordato il principio ma ha ritenuto che, data la gravità e la recidiva, la custodia fosse comunque necessaria.

  • art. 182, comma 2 cod. proc. pen.

    Regola la sanatoria delle nullità se non dedotte; la Corte ha applicato il principio per ritenere sanata la mancata notifica non eccepita in udienza.

  • artt. 179-180 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione al regime delle nullità processuali: omissioni di comunicazione agli avvocati possono costituire nullità a regime intermedio, sanata se non tempestivamente eccepita.

  • art. 97, comma 4 cod. proc. pen.

    Norma citata in giurisprudenza richiamata sul ruolo del difensore d'ufficio e sulla sanatoria delle nullità per mancata notifica.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti successivi alla decisione (resa esecutiva e registrazioni), indicata nel dispositivo della sentenza.

Massime di principio

  • Dopo la condanna in primo grado la valutazione sulla sostituzione della custodia cautelare si concentra sulla persistenza delle esigenze cautelari: la mera ammissione di responsabilità o il decorso del tempo non sono di per sé sufficienti ad affievolirle.
  • Il pericolo di reiterazione deve essere "concreto e attuale": il giudice svolge una valutazione prognostica basata su elementi oggettivi e soggettivi (quantità e modalità del fatto, strumenti e contabilità, precedenti, personalità del soggetto).
  • La richiesta di misure alternative (arresti domiciliari anche con braccialetto e in altra regione) richiede prove concrete e circostanziate sulla loro effettiva idoneità (condotta di vita dell'ospitante, possibilità di sostentamento, assenza di occasioni per delinquere); generiche affermazioni possono essere ritenute insufficienti.
  • Le nullità "a regime intermedio" (es. mancata notifica ad uno dei difensori) si sanano se non tempestivamente eccepite in udienza dal difensore presente; è pertanto importante far valere immediatamente tali vizi processuali.
  • Il giudice non è tenuto a motivare specificamente l'impiego del braccialetto elettronico quando ritiene, per valutazione complessiva, che qualsiasi misura alternativa sia inadeguata rispetto alla custodia carceraria.

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