Cassazione Penale, Sentenza n. 44993/2024 del 09/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo che la pena applicata fosse illegale perché basata su un divieto di bilanciamento dell'aggravante della fuga con le attenuanti generiche. Ha annullato senza rinvio la sentenza del Tribunale di Ravenna e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Ravenna per l'ulteriore corso del procedimento.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso deduceva violazione di legge in relazione alla determinazione della pena per il delitto di lesioni colpose stradali aggravate dalla fuga del conducente: si contestava che il Tribunale avesse illegittimamente «bilanciato» l'aggravante con le attenuanti generiche, determinando in tal modo una pena in misura inferiore al minimo edittale, in contrasto con il divieto previsto dall'art. 590-quater c.p.
Norme richiamate
art. 590-bis cod. pen.
Norma che disciplina le lesioni colpose commesse in ambito stradale; nel procedimento è la fattispecie base considerata per la quantificazione della pena.
art. 590-ter cod. pen.
Norma collegata alle aggravanti applicabili alle lesioni stradali; nel caso specifico riguarda le circostanze aggravanti connesse alla condotta del conducente (come la fuga).
art. 590-quater cod. pen.
Stabilisce il divieto di bilanciamento dell'aggravante privilegiata con le attenuanti generiche: non è consentito compensare l'aumento di pena dovuto all'aggravante con una riduzione equivalente per le attenuanti generiche nel calcolo della pena base.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Prevede il motivo di impugnazione per cassazione relativo alla violazione di norme penali, richiamato quale struttura normativa del gravame del Procuratore Generale.
art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen.
Elenca i vizi che legittimano il ricorso per cassazione del pubblico ministero in caso di applicazione della pena, incluso il vizio di illegittimità/illegalità della pena.
Sez. U., n. 877 del 14/07/2022 (Sacchettino)
Giurisprudenza di legittimità richiamata che chiarisce come la pena determinata a seguito di errata comparazione di circostanze sia illegale se la quantificazione finale eccede o è al di fuori dei limiti edittali; principio usato per valutare l'illegalità della pena qui contestata.
Sez. 5, n. 24132 del 31/05/2022
Precedente giurisprudenziale che riconosce la legittimità del ricorso del pubblico ministero in ipotesi di patteggiamento quando la pena base del reato più grave sia stata quantificata al di sotto del minimo per omesso conteggio dell'aumento dovuto a un'aggravante privilegiata.
Massime di principio
- L'aggravante privilegiata (es. fuga del conducente) non può essere "bilanciata" o compensata con le attenuanti generiche nella determinazione della pena base;
- Se in sede di patteggiamento la pena viene quantificata al di sotto del minimo edittale per aver operato tale bilanciamento, il pubblico ministero può proporre ricorso per cassazione per illegittimità della pena;
- Nella determinazione della pena si devono rispettare i passaggi ordinati dalla legge: conteggiare gli aumenti per aggravanti prima di valutare eventuali riduzioni, e solo dopo applicare gli effetti del rito (es. sconto per patteggiamento);
- L'illegalità della pena è sindacabile in Cassazione anche quando i passaggi intermedi sono stati calcolati in violazione di legge, purché il risultato finale sia fuori dai limiti edittali previsti;
- Se la Cassazione accerta l'illegalità, può annullare la sentenza senza rinvio con trasmissione degli atti al giudice competente per il prosieguo, affinché il giudice di merito proceda conformemente ai criteri di legge.
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