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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3791/2022 del 03/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo relativo all'occupazione arbitraria di area demaniale (part. 1143, mq. 945,64, Comune di San Sostene). Il ricorrente, legale rappresentante della Sifil s.r.l., sosteneva di non aver occupato l'area contestata, articolando la difesa sulla perizia asseverata di parte del geom. Francesco Corasaniti che, a suo avviso, dimostrerebbe che il terreno sequestrato è separato dalla proprietà della Sifil e che la recinzione era preesistente; chiedeva quindi l'assenza del fumus commissi delicti

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere basato su motivi non consentiti (richiesta di rivalutazione del fatto e della perizia di parte). Ha ritenuto che il Tribunale del riesame aveva adeguatamente valutato la perizia e motivato il rigetto, constatando elementi indiziari idonei a configurare il fumus commissi delicti in fase iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di euro 3.000,00

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per indicare l'oggetto del riesame (istanza di riesame ex art. 324); citata a contesto procedurale ma non come motivo di cassazione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro provvedimenti di sequestro preventivo è proponibile solo per violazione di legge; qui è richiamato per delimitare i motivi ammissibili e per escludere la rimessione in causa di valutazioni di fatto.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato per indicare i limiti dei motivi di cassazione; la Corte ha qualificato come non consentiti i motivi proposti dal ricorrente perché miravano alla rivalutazione del fatto e della perizia.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali e per il regime delle sanzioni pecuniarie accessorie; applicata per imporre il versamento delle spese al ricorrente.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Riferimento alla soglia di persuasività richiesta per misure cautelari personali; utilizzato per spiegare che il livello probatorio richiesto per cautelari reali in fase iniziale è minore rispetto a quello dell'art. 273, pur richiedendo elementi indiziari concreti.

  • artt. 54 e 1161 cod. nav.

    Norme penali richiamate nell'imputazione in relazione all'occupazione illegittima di area demaniale marittima; la Corte non discute il tipo penale nel merito, ma il corretto inquadramento procedurale del fumus.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge (art. 325): non è lo strumento per chiedere una nuova valutazione dei fatti o per contestare la valutazione probatoria del giudice di merito.
  • Le perizie di parte possono essere disattese se il giudice del riesame motiva la scelta; quella motivazione non costituisce motivo di cassazione per rivalutazione di fatto, salvo omissione assoluta o motivazione meramente apparente.
  • Sul fumus commissi delicti per misure reali: il giudice deve accertare l'esistenza di un quadro indiziario concreto riconducibile all'indagato; non è richiesta la prova piena, ma sì elementi di fatto che colleghino la condotta al soggetto.
  • Se il ricorrente formula censure consistenti nella mera riconsiderazione di prove o perizie già valutate, il ricorso sarà probabilmente dichiarato inammissibile e potrà essere condannato a pagare spese e somme a favore della Cassa delle Ammende.
  • Per impugnare un sequestro preventivo in Cassazione è necessario contestare vizi di diritto evidenti (es. omissione di motivazione o motivazione apparente) e non solo proporre una diversa interpretazione dei fatti.

Testo integrale

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