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Ordinanza

Ordinanza n. 333/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari del provvedimento n. 1354 del 15.09.2025 relativo alla pratica n. 20250005025 avente ad oggetto il diniego di rilascio del visto di studio presentata dal ricorrente al Consolato d'Italia di Karachi – Pakistan.

Giustizia amministrativa202512642

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rilascio del visto di studio adottato dal Consolato d'Italia di Karachi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto di ingresso per motivi di studio, funzionale all'iscrizione e alla frequenza di un corso universitario, chiedendone l'annullamento previa concessione di una misura cautelare. Nella fase cautelare, il giudice ha valutato il fumus boni iuris alla luce dell'ampia discrezionalità riconosciuta all'amministrazione nella materia dei visti di ingresso per studio. La contestazione è stata ritenuta non assistita da fumus poiché la valutazione diplomatica circa l'insufficienza delle garanzie economiche non appariva irragionevole: le risorse del richiedente provenivano in gran parte dal padre garante e la disponibilità sui conti correnti e i redditi dichiarati da quest'ultimo non sembravano idonei a garantire contemporaneamente il mantenimento del padre, dei familiari conviventi e del figlio dopo il trasferimento in Italia.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare. Ha ritenuto che, nella materia del visto di ingresso per motivi di studio, la discrezionalità amministrativa sia particolarmente ampia e sindacabile soltanto ab externo in presenza di macroscopiche abnormità logiche. In base alla valutazione propria della fase cautelare, il diniego non appariva irragionevole, considerato che le risorse economiche dipendevano principalmente dal padre garante e che i suoi conti correnti e redditi non risultavano sufficienti a sostenere sia il nucleo familiare residente sia il richiedente in Italia. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare nel processo amministrativo; il giudice ha valutato il fumus boni iuris nella fase cautelare.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • In materia di visti di ingresso per motivi di studio, la discrezionalità amministrativa è particolarmente ampia e il sindacato giurisdizionale è limitato a vizi macroscopici e immediatamente percepibili, quali abnormità logiche manifeste.
  • Nella valutazione delle garanzie economiche per il rilascio di un visto di studio, l'amministrazione può considerare non soltanto le risorse formalmente disponibili del garante, ma anche la loro concreta idoneità a sostenere contemporaneamente il richiedente in Italia, il garante e i familiari conviventi.
  • In sede cautelare, l'assenza di fumus boni iuris consegue quando la valutazione diplomatica sull'insufficienza dei mezzi economici risulti plausibile e non manifestamente irragionevole.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezza

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