Cassazione Penale, Ordinanza n. 33489/2026 del 14/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (parte civile)
La controversia
All'imputato era contestata una condotta con la quale, prospettando alla persona offesa un pericolo immaginario riguardante il figlio di quest'ultima, le aveva provocato un forte turbamento emotivo e l'aveva indotta a consegnare denaro e gioielli. La Corte d'appello aveva riconosciuto l'aggravante della minorata difesa prevista dall'art. 61, n. 5, c.p., valorizzando sia l'età molto avanzata della persona offesa, pari a 91 anni, sia le concrete modalità dell'azione. L'imputato ha proposto un unico motivo di ricorso, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza dell'aggravante. La parte civile ha depositato memoria difensiva, chiedendo anche la liquidazione delle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato. Ha confermato che l'età avanzata della persona offesa, considerata isolatamente, non determina una presunzione assoluta di minorata difesa, ma deve essere valutata insieme alle circostanze concrete che evidenziano la particolare vulnerabilità della vittima e l'utilizzo consapevole di tale vulnerabilità da parte dell'agente. Nel caso esaminato, oltre all'età di 91 anni, sono state valorizzate la prospettazione di un pericolo immaginario riguardante il figlio e la conseguente forte alterazione emotiva che aveva indotto la persona offesa a consegnare denaro e gioielli. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. È stata invece rigettata la richiesta della parte civile di liquidazione delle spese, poiché la memoria depositata non aveva fornito un apprezzabile contributo, limitandosi ad affermare la correttezza della sentenza impugnata senza contrastare con specifici argomenti l'iniziativa dell'imputato.
Norme richiamate
art. 61, n. 5, c.p.
L'aggravante richiede la valutazione congiunta dell'età avanzata della persona offesa e di concrete circostanze idonee a dimostrarne la particolare vulnerabilità, della quale l'agente si sia consapevolmente avvalso; la sola età avanzata non determina una presunzione assoluta di ridotta capacità di resistenza.
Massime di principio
- Ai fini dell'aggravante della minorata difesa, l'età avanzata della persona offesa non è da sola sufficiente a fondare una presunzione assoluta di vulnerabilità o di ridotta capacità di resistenza.
- La minorata difesa può essere riconosciuta quando l'età della persona offesa si combina con concrete modalità dell'azione idonee a provocare una particolare vulnerabilità e risulti che l'agente ne abbia consapevolmente approfittato.
- La prospettazione di un pericolo immaginario riguardante un familiare, se provoca un forte turbamento emotivo e induce la vittima a compiere una disposizione patrimoniale, costituisce una circostanza concreta valutabile ai fini della minorata difesa.
- È manifestamente infondato il ricorso che contesti l'aggravante della minorata difesa quando la motivazione di merito abbia considerato sia l'età della vittima sia le specifiche modalità dell'azione e il loro consapevole sfruttamento.
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