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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7828/2022 del 04/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma, da parte della Corte d'appello di Bologna, della condanna per estorsione pluriaggravata in concorso ai danni di Femia Rocco Maria Nicola ("Nicolas"). Filippone denunciava: 1) omissione della rinnovazione dell'istruzione dibattimentale per escussione del teste Francesco Femia (zio della vittima) e per confronto con il padre della persona offesa, ritenendo tale prova decisiva per smentire il racconto della vittima (in particolare sulla consegna della seconda tranche in Calabria); 2) vizio di motivazione sulla valutazione della responsabilità e dell'attendibilità della vittima e sulla consistenza dei riscontri esterni (telecamere, dichiarazioni di familiari); 3) mancata esclusione dell'aggravante mafiosa (art. 7 D.L. 152/91, oggi art. 416-bis.1 c.p.); 4) diniego delle attenuanti generiche e omessa motivazione rispetto all'attenuante ex art. 114 c.p. Lupo contestava invece la prova della propria partecipazione, deducendo l'impossibilità di essere presente per periodo di carcerazione/ai domiciliari, l'assenza di riscontri che lo indichino quale autore o percettore delle somme e la contraddittorietà delle dichiarazioni della persona offesa rispetto ad altri testi e alle intercettazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Filippone e dichiarato inammissibile quello di Lupo. Motivi: per Filippone la Corte ha ritenuto corretta la valutazione di merito circa l'impossibilità di acquisire la testimonianza del teste Femia Francesco (irreperibilità verificata con accertamenti), e ha ritenuto non necessaria la rinnovazione istruttoria o il confronto con il padre della vittima alla luce dei riscontri esterni (ammissioni, immagini video, dichiarazioni di altri testi e tabulati telefonici) che avevano già sostenuto la credibilità della persona offesa. La Corte ha poi confermato l'esistenza dell'aggravante mafiosa in quanto gli imputati avevano evocato il clan Bellocco come soggetto che vantava crediti nei confronti del padre della vittima, aggravando la minaccia; ha inoltre negato le attenuanti generiche ritenendo prevalenti la gravità del fatto e i precedenti del ricorrente. Quanto a Lupo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità e carenza di confronto con la motivazione di merito; la Corte ha richiamato prove che lo collegavano agli altri indagati (testimonianza Campagna, tabulati, consegna di una SIM) e la capacità del giudice di merito di ritenere la responsabilità nonostante i profili cronologici dedotti dalla difesa. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese; Lupo inoltre al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 7 D.L. 152/1991 (oggi art. 416-bis.1 c.p.)

    La Corte ha ritenuto integrata l'aggravante di tipo mafioso anche per l'evocazione, anche implicita, del clan Bellocco quale soggetto intimidatorio che ha aggravato la minaccia e costretto la vittima a pagare; non è stata richiesta una manifestazione esplicita di appartenenza quando l'evocazione del clan produce l'effetto intimidatorio.

  • art. 133 c.p.

    Applicato nel valutare le circostanze attenuanti generiche: il giudice di merito può scegliere, fra i parametri previsti, quello ritenuto prevalente per negare o concedere l'attenuante; qui è prevalsa la gravità del fatto e i precedenti del condannato.

  • art. 114 c.p.

    L'attenuante richiamata dalla difesa non è stata riconosciuta: la Corte ha osservato che non era stata espressamente dedotta in appello o risultava incompatibile con il ruolo attribuito all'imputato nei fatti accertati.

  • Principio di diritto sulla valutazione della prova testimoniale (giurisprudenza di legittimità)

    La valutazione dell'attendibilità della persona offesa è questione di fatto non sindacabile in Cassazione salvo che la motivazione presenti contraddizioni manifeste o congetture non verificabili; pertanto la Corte di legittimità conferma le valutazioni probatorie dei giudici di merito se logicamente fondate e corredate da riscontri esterni.

Massime di principio

  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello per acquisire un teste può essere evitata se il giudice di merito verifica l'impossibilità di reperire il teste con accertamenti puntuali; il ricorrente deve dimostrare lacune manifeste nella motivazione per farne causa di cassazione.
  • La valutazione dell'attendibilità della persona offesa è principalmente di merito: in cassazione è sindacabile solo per contraddizioni manifeste o motivazioni illogiche; servono elementi concreti per impugnare la valutazione (es. riscontri contrari solidi).
  • L'aggravante di tipo mafioso può essere riconosciuta anche quando l'appartenenza o la forza intimidatoria del clan è evocata implicitamente ma produce l'effetto di costringere la vittima; non sempre è necessaria una dichiarazione formale di appoggio alla cosca.
  • Per contestare in cassazione la mancata concessione di attenuanti è necessario che la richiesta sia stata formulata con chiarezza nei motivi d'appello e che la Corte di merito abbia omesso una motivazione logicamente rilevante; il solo richiamo generico non basta.
  • Le deduzioni difensive basate su elementi di fatto (es. reperibilità di testi, cronologia di carcerazione, dinamiche degli incontri) devono confrontarsi specificamente con la motivazione di merito: argomentazioni generiche o non attinenti alla motivazione portano all'inammissibilità o al rigetto.
  • I riscontri probatori integrativi (telecamere, tabulati telefonici, dichiarazioni di testi terzi) possono assorbire l'assenza di un testimone desiderato dalla difesa se contribuiscono a ricostruire coerentemente i fatti.

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