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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24676/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza che aveva condannato l'imputato per gestione illecita di rifiuti ai sensi dell'art. 256, comma 1, lett. a) D.Lgs. 152/2006. Sono stati dedotti quattro motivi: 1) vizio di motivazione e contestazione della rilevanza penale della condotta per la sua assoluta occasionalità (trasporto e abbandono di mobilia di una camera per ragazzi); 2) diniego della non punibilità per particolare tenuità del fatto, invocando incensuratezza, assenza di reiterazione e natura non pericolosa dei rifiuti; 3) mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nonostante confessione; 4) illegittima confisca dell'autocarro in mancanza di prova che il trasporto fosse stato concordato con il proprietario del mezzo (società titolare).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendo carente la motivazione del Tribunale sul punto centrale: non sono stati forniti elementi concreti per escludere l'assoluta occasionalità della condotta e per qualificare l'episodio come attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Per tale ragione la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento è stato rinviato al Tribunale di Messina per nuovi e adeguati accertamenti sulla sussistenza degli elementi costitutivi del reato; gli ulteriori motivi del ricorso sono stati assorbiti. Il Pubblico Ministero aveva chiesto il rigetto del ricorso, ma la Cassazione ha disposto l'annullamento con rinvio.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 152/2006, art. 256, comma 1, lett. a)

    La norma punisce l'attività di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti senza autorizzazione. La Corte interpreta che, per essere integrato il reato, l'atto deve non essere caratterizzato da assoluta occasionalità: è necessaria una minima organizzazione o indice di reiterazione dell'attività, non basta un episodio estemporaneo.

  • cod. proc. pen., art. 192

    Richiamato quale parametro di vizio motivazionale; la Corte censura carenza di motivazione rispetto all'accertamento degli elementi costitutivi del reato, ai sensi degli obblighi di motivazione processuale.

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173

    Richiamato in relazione ai limiti della cassazione in fatto e diritto e alla riproduzione dei motivi ammessi; la Corte ha valutato i motivi entro i limiti di legge richiamati.

  • cod. proc. pen., art. 606, lett. e)

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; utilizzata per qualificare il vizio relativo alla motivazione e alla insufficiente istruttoria in relazione alle deduzioni del ricorrente.

Massime di principio

  • Per integrare il reato di gestione illecita di rifiuti (art. 256 D.Lgs. 152/2006) non è sufficiente un unico episodio puramente occasionale: occorre verificare la presenza di un minimo di organizzazione o indici di reiterazione.
  • Indici che suggeriscono attività di gestione illecita includono: quantità significativa di rifiuti, eterogeneità dei materiali, segni di prelievo o deposito organizzato, collegamento con un'attività imprenditoriale o professionale del soggetto.
  • L'uso di un veicolo idoneo al trasporto non è di per sé prova sufficiente di gestione illecita: chiunque può ricorrere occasionalmente a un autocarro, quindi il mezzo va valutato insieme ad altri elementi probatori.
  • In presenza di contestazioni su occasionalità, il giudice di merito deve motivare specificamente sulle caratteristiche fattuali (quantità, tipologia, modalità di raccolta e abbandono, collegamenti con attività professionali) per escludere o confermare la punibilità.
  • Se la decisione di merito manca di motivazione adeguata circa la non occasionalità, la Cassazione può annullare con rinvio per nuovi accertamenti; gli altri profili difensivi (tenuità, attenuanti, confisca) possono risultare assorbiti fino a nuovi accertamenti.
  • Quanto alla confisca di beni utilizzati nel reato, è necessaria una prova concreta del rapporto di utilizzazione del bene per l'attività illecita o della complicità del proprietario: la mera disponibilità occasionale non basta.

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