Cassazione Penale, Sentenza n. 36033/2025 del 05/11/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo funzionale alla confisca per sproporzione di immobili formalmente intestati alla ricorrente ma ritenuti nella disponibilità del marito, Vittorio Raiola, indagato per il reato di cui all'art. 74 d.P.R. n. 309/1990. La ricorrente deduce violazione degli artt. 321 cod. proc. pen. e 240-bis cod. pen. e censura la motivazione ritenuta illogica nella parte in cui ricondurrebbe gli immobili al marito. Sostiene inoltre che il prezzo di acquisto deriverebbe da una somma di euro 251.394,29 incassata dal suocero per risarcimento danni (procura speciale), poi donata alla ricorrente e depositata in due conti correnti, da cui sarebbero stati effettuati i bonifici e assegni per l'acquisto degli immobili (prezzo indicato circa euro 260.000).
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché, sebbene enunciato come vizio di violazione di legge, si risolve in censure non consentite della valutazione probatoria del Tribunale: il giudice di merito ha ritenuto insufficiente la prova della donazione e della legittima provenienza della provvista e la ricorrente si è limitata a contestarne le conclusioni senza dimostrare un errore di diritto. Conseguentemente la ricorrente è condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Decisione resa il 7 ottobre 2025.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
La Corte ha ritenuto che la censura riferita a questa norma fosse, di fatto, un'attacco alla valutazione probatoria del Tribunale e non una specifica violazione di legge; perciò improcedibile in cassazione.
art. 240-bis cod. pen.
La ricorrente invoca la norma ma la Corte non ha riscontrato una deduzione di violazione normativa concreta; la questione è stata trattata come valutazione dei fatti sulla provenienza del denaro.
art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990
art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma che individua la fattispecie di cui è indagato il marito (reato in materia di stupefacenti), circostanza che il Tribunale ha ritenuto rilevante per l'ipotesi di disponibilità degli immobili imputata al coniuge.
Corte cost. n. 186 del 2000
Corte cost. n. 186 del 2000
Citata in relazione alla condanna in favore della Cassa delle ammende: la Corte ritiene che la ricorrente non abbia proposto il ricorso senza colpa rispetto alla causa dell'inammissibilità, giustificando l'applicazione della sanzione pecuniaria.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sede per riesaminare puntualmente la valutazione delle prove: le censure devono mirare a violazioni di legge o a vizi di motivazione rilevanti e specifici, non a un generico dissenso sulle conclusioni del giudice di merito.
- In materia di sequestro preventivo e confisca per sproporzione, chi contesta l'origine dei beni deve fornire prove documentali chiare e ricostruire la catena della provvista (atto di donazione, documentazione bancaria diretta e univoca) per sfondare la presunzione di illiceità o di disponibilità da parte di terzi contigui all'indagato.
- Movimenti bancari complessi e una procura all'incasso, se non accompagnati da atti formali e da prova della donazione, possono risultare insufficienti a dimostrare la legittima provenienza delle somme; il giudice di merito può ritenere insoddisfacente tale prova e motivarlo.
- Per impugnare efficacemente ordinanze cautelari relative a misure reali occorre non solo contestare le deduzioni probatorie, ma indicare specifici errori di diritto o profili di manifesta illogicità della motivazione che consentano l'intervento della cassazione.
- Se si dispone di nuovi documenti decisivi, la via praticabile può essere la richiesta di revoca/rilievo in sede di merito o la proposizione di mezzi istruttori nei gradi successivi, anziché un ricorso per cassazione che riproponga la valutazione dei fatti.
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