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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29422/2025 del 11/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la modifica delle prescrizioni dell'affidamento in prova per essere autorizzato a guidare la propria autovettura nel tragitto casa-lavoro e a condurre il mezzo aziendale durante l'orario lavorativo (limitatamente a Puglia e Basilicata). Il reclamo, proposto tramite difensore, deduceva violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 69, comma 7, ord. pen., lamentando che il decreto impugnato si limitava alla formula "V si rigetta" senza spiegare le ragioni del diniego

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le decisioni del magistrato di sorveglianza assunte ai sensi dell'art. 69, comma 7, ord. pen. (modifica delle prescrizioni dell'affidamento) non rientrano nelle ipotesi impugnabili mediante reclamo davanti al Tribunale di Sorveglianza e, in assenza di una specifica previsione normativa, non sono soggette a ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. salvo che il provvedimento comporti una effettiva limitazione della libertà personale. Nel caso di specie la richiesta riguardava una mera modalità esecutiva (possibilità di guidare per motivi di lavoro) e non una limitazione dello status libertatis; pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.)

Norme richiamate

  • art. 47, comma 8, ord. pen.

    nel corso dell'affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza

    Attribuisce al magistrato di sorveglianza la competenza a modificare le prescrizioni durante l'affidamento in prova; non prevede di per sé un rimedio impugnatorio specifico contro tali decisioni

  • art. 69, comma 7, ord. pen.

    Regola il procedimento con cui il magistrato di sorveglianza provvede sulle modifiche delle prescrizioni dell'affidamento in prova; la Corte ha richiamato tale norma per chiarire la natura dei provvedimenti ma ha affermato che in assenza di una specifica previsione normativa non vi è un potere generale di impugnazione contro tali decisioni

  • art. 97, comma 8, d.P.R. 230/2000

    Il magistrato di sorveglianza, tenuto anche conto delle informazioni del centro di servizio sociale, provvede se necessario alla modifica delle prescrizioni, con decreto motivato, dandone notizia al tribunale di sorveglianza ed al centro di servizio sociale

    Conferma che la modifica delle prescrizioni deve avvenire con decreto motivato e coinvolgere il centro di servizio sociale; non istituisce però un rimedio specifico di impugnazione diverso da quelli previsti dall'ordinamento

  • art. 70, ord. pen.

    Indica le funzioni del Tribunale di Sorveglianza e chiarisce che il Tribunale decide in sede di appello sui ricorsi avverso i provvedimenti emessi ai sensi dell'art. 69, comma 4; non autorizza il reclamo avverso i provvedimenti di cui al comma 7 oggetto del caso

  • art. 678 c.p.p.

    Riferimento alle impugnazioni previste nel codice di procedura penale; la Corte osserva che il potere di modifica delle prescrizioni non è ricompreso tra le ipotesi del ricorso per cassazione previste da tale norma

  • art. 111, comma 7, Cost.

    contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge

    Può giustificare il ricorso per cassazione solo se il provvedimento impugnato incide effettivamente sulla libertà personale; la Corte ha escluso tale incidenza nel caso di modifiche riguardanti mere modalità esecutive

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per la condanna al pagamento di una somma a titolo di ammenda in caso di condotta colpevole nella proposizione di impugnazioni inammissibili

Massime di principio

  • Se la modifica richiesta riguarda soltanto modalità esecutive dell'affidamento (es. guida per recarsi al lavoro), il relativo provvedimento del magistrato di sorveglianza è normalmente considerato estraneo alla tutela prevista per le "decisioni sulla libertà personale" e quindi non è impugnabile in Cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.
  • I provvedimenti del magistrato di sorveglianza adottati ai sensi dell'art. 69, comma 7, ord. pen. non sono sindacabili mediante reclamo al Tribunale di Sorveglianza salvo espressa previsione normativa: il potere d'impugnazione è tassativo e va verificato caso per caso
  • Quando si richiede la modifica delle prescrizioni dell'affidamento in prova è importante chiedere espressamente un decreto motivato e conservare documentazione e motivazioni probatorie: la mancanza di motivazione non garantisce automaticamente una via di impugnazione aperta
  • Se si ritiene che il provvedimento incida effettivamente sullo status libertatis (es. limitazioni significative della mobilità o altre restrizioni della libertà personale), è possibile tentare il ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost.; diversamente il rimedio sarà presumibilmente inammissibile
  • Prima di proporre impugnazioni, valutare rimedi alternativi: istanza di riesame al magistrato di sorveglianza, segnalazione al centro di servizio sociale, o ricostruzione fattuale che dimostri una effettiva compromissione della libertà personale per poter aprire la strada all'impugnazione

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