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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30193/2026 del 07/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (imputato)

La controversia

La vicenda nasce da indagini sulla gestione del servizio di trasporto marittimo di passeggeri svolto in regime di convenzione con lo Stato e con la Regione siciliana da una società di navigazione. Al termine delle indagini erano state contestate plurime condotte riconducibili a frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e attentato alla sicurezza dei trasporti, in relazione all’impiego di unità navali ritenute non conformi agli standard di efficienza e sicurezza, alla mancata o incompleta rappresentazione delle avarie e alla percezione di contributi pubblici sulla base di dati asseritamente non veritieri. Il G.i.p. aveva applicato una misura cautelare interdittiva; il Tribunale del riesame l’ha annullata ritenendo insussistenti i gravi indizi. Il pubblico ministero ha ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione: per la frode nelle pubbliche forniture ha sostenuto che il servizio era in larga parte finanziato dall’ente pubblico e che le avarie e l’inadeguatezza della flotta erano state sottovalutate; per la truffa aggravata ha dedotto che il capitolato e la normativa di settore imponevano obblighi di comunicazione e deposito documentale, sicché l’omessa rappresentazione delle avarie aveva consentito l’indebita percezione di contributi e compensazioni; ha inoltre censurato l’analisi atomistica degli elementi indiziari e l’esclusione di un concreto pericolo di recidiva, evidenziando l’interesse ad ottenere una stabilizzazione del quadro cautelare.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto non fondata l’eccezione di carenza di interesse, perché il pubblico ministero aveva comunque dedotto l’esigenza di ottenere una diversa valutazione dei gravi indizi anche in funzione del pericolo di recidiva. Nel merito, ha osservato che il ricorso non investiva la parte dell’ordinanza relativa all’attentato alla sicurezza dei trasporti; ha poi affermato che il controllo di legittimità sulle misure cautelari è limitato alla verifica della congruenza e adeguatezza della motivazione del riesame, senza possibilità di rivalutare il merito. Quanto alla frode nelle pubbliche forniture, la Corte ha condiviso il rilievo del Tribunale secondo cui, in presenza di una concessione di servizio, il reato non è configurabile perché la prestazione è diretta all’utenza e non alla pubblica amministrazione contraente; ha inoltre richiamato il proprio precedente secondo cui la frode ex art. 356 c.p. richiede che il destinatario diretto della fornitura sia la P.A. Quanto alla truffa aggravata, ha ritenuto logica e sufficiente la motivazione del riesame sull’assenza di un obbligo di iniziativa di comunicazione delle avarie e sulla mancata prova, già a livello indiziario, della natura e portata delle avarie, nonché sull’irrilevanza della tesi secondo cui la segnalazione avrebbe consentito la risoluzione del contratto. Il ricorso è stato quindi respinto integralmente.

Norme richiamate

  • art. 356 c.p.

    La frode nelle pubbliche forniture presuppone che la prestazione sia diretta alla pubblica amministrazione contraente; non è estensibile ai rapporti derivanti da concessione di servizi, ove la prestazione è resa in favore dell’utenza.

  • art. 640-bis c.p.

    La truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche richiede un quadro indiziario idoneo a dimostrare l’inganno e l’indebita percezione di contributi pubblici; in difetto di prova, anche indiziaria, della natura e portata delle avarie e dell’obbligo di spontanea comunicazione, non è ravvisabile il necessario fumus.

  • art. 432 c.p.

    Nel ricorso non sono state dedotte specifiche censure contro l’esclusione dei gravi indizi relativi a questo reato.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità contro un’ordinanza cautelare, il controllo della Cassazione sulla motivazione è esterno e limitato: non è consentita una nuova valutazione del merito degli elementi indiziari, ma solo la verifica della coerenza logica e giuridica del ragionamento del tribunale del riesame.
  • Il delitto di frode nelle pubbliche forniture non si configura quando il rapporto contrattuale è strutturato come concessione di servizi e la prestazione è rivolta principalmente all’utenza; è necessario che il destinatario diretto della fornitura sia la pubblica amministrazione o il soggetto equiparato indicato dalla norma.
  • Ai fini della truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la contestazione deve confrontarsi con un obbligo giuridico di comunicazione o rappresentazione dei dati rilevanti e con la dimostrazione, almeno indiziaria, della falsità o reticenza idonea a incidere sulla percezione del beneficio; la mera lettura atomistica di singoli indici, senza una valutazione unitaria, può essere censurata solo se il ragionamento del giudice del riesame sia illogico o manifestamente incongruo.
  • L’assenza di una consulenza tecnica non è di per sé decisiva, se il giudice del riesame dispone di altri elementi documentali e dichiarativi e li valuta in modo complessivamente coerente; viceversa, la censura di legittimità non può limitarsi a contrapporre una diversa lettura del materiale probatorio.
  • Se il ricorso per cassazione non propone doglianze specifiche su uno dei reati per i quali è stata esclusa la gravità indiziaria, la decisione impugnata resta ferma su quel punto e la censura non può essere recuperata in via indiretta.

Come è indicizzato

MaterieFrode nelle pubbliche fornitureTruffaImpugnazioniMisure cautelari
RamiReati contro la PADelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

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