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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48033/2022 del 19/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gramaglía impugnava la sentenza di appello che lo aveva confermato responsabile del reato di tentata estorsione. Deduceva: 1) vizio di motivazione e violazione di legge perché la Corte avrebbe dato per non significativo il fatto che egli non fosse dipendente di Aviva Italia S.p.A., argomentando che ciò avrebbe fatto venir meno il movente e ogni vantaggio per l'imputato; 2) mancata qualificazione giuridica del fatto ai sensi dell'art. 612 c.p. (sosteneva mancanza di prova di profitto ingiusto); 3) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che non sarebbero state adeguatamente valutate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che: il profitto ingiusto contestato consista nel mancato esborso da parte della compagnia assicuratrice (anche se il vantaggio potesse ricadere su terzi, ai sensi dell'art. 629 c.p.); le frasi minacciose erano confermate dalla vittima e avevano prodotto l'effetto di farla firmare la rinuncia al risarcimento; la qualificazione in termini di tentata estorsione era corretta; la doglianza sulle attenuanti generiche era inammissibile perché non adeguatamente motivata in appello. Di conseguenza il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese di parte civile liquidate in euro 3.510,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 629 cod.pen.

    La Corte ha interpretato l'articolo nel senso che l'ingiusto profitto derivante dall'estorsione può consistere in un vantaggio economico sia per l'autore del reato sia per terzi; pertanto non è rilevante che il ricorrente non fosse dipendente diretto della compagnia assicurativa

  • art. 612 cod.pen.

    Citato dal ricorrente come base alternativa di qualificazione giuridica del fatto; la Corte ha tuttavia ritenuto superflua la questione atteso il soddisfacente inquadramento del fatto come estorsione tentata

  • Massima: Sez.5, n. 27202 del 11/12/2012

    Richiamata a sostegno del principio secondo cui doglianze non adeguatamente motivate in sede di appello relative a circostanze attenuanti generiche sono inammissibili

Massime di principio

  • L'ingiusto profitto ai fini dell'estorsione può ricadere anche su terzi (es. il mancato pagamento di un risarcimento da parte di una compagnia): non è necessario che il vantaggio economico sia direttamente conseguito dall'autore
  • Le parole e il loro effetto concreto (es. indurre la vittima a rinunciare a un diritto) possono integrare la minaccia e giustificare la qualificazione per estorsione anche se l'imputato afferma di aver agito per verifiche o per far emergere la verità
  • Questioni già affrontate e motivate in sede di merito e non viziabili in cassazione, se spiegazioni e motivazioni della Corte di merito risultano logico-giuridicamente fondate
  • Le richieste di riconoscimento di circostanze attenuanti generiche devono essere formulate e motivate già in appello; l'omessa o insufficiente motivazione rende la doglianza inammissibile in cassazione
  • In sede di impugnazione è rischioso proporre novità o argomentazioni meramente assertive senza prove nuove o indicazioni di errori di diritto o di fatto rilevanti e non considerati dal giudice di merito

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