Cassazione Penale, Sentenza n. 45358/2023 del 10/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato l'ordinanza del GIP (23/02/2023) applicativa di misura cautelare personale emessa nei confronti di Ceparano per il reato di cui all'art. 416 c.p. (associazione a delinquere). Il ricorso deduce violazione di legge (art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.) e carenza/contraddittorietà della motivazione (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.), sostenendo che il Tribunale del riesame abbia erroneamente sottovalutato l'insieme degli elementi investigativi (captazioni, perquisizioni, esiti delle analisi chimiche, consegne di alcool adulterato a terzi, ruolo delle società strumentali gestite da Spinella, e frequenti contatti fra gli indagati) che proverebbero la sussistenza del vincolo associativo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che molte delle censure del Pubblico ministero mirassero a una rivalutazione dei fatti e delle risultanze probatorie, attività che in questa sede di legittimità è vietata salvo che si dimostri la violazione di norme o la manifesta illogicità della motivazione. La Corte ha richiamato il limite del sindacato di cassazione sulle valutazioni di merito e le regole di argomentazione richieste per le misure cautelari; ha inoltre sottolineato che il Tribunale del riesame ha legittimamente esercitato il potere riconosciuto dall'art. 309, comma 9, c.p.p. (decidere anche oltre i motivi devoluti). In definitiva l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura per carenza di gravi indizi in ordine al vincolo associativo è rimasta confermata perché il ricorso non ha dimostrato specifiche e argomentate illogicità o violazioni di legge.
Norme richiamate
art. 416 cod. pen.
Norma che disciplina l'associazione a delinquere; nel contesto è il reato contestato e richiede verifica della stabile compagine delittuosa, della finalità comune e della ripartizione di ruoli.
art. 309, comma 9, cod. proc. pen.
"può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all'imputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso"
Attribuisce al Tribunale del riesame un ampio potere decisionale, incluso il potere di pronunciarsi su questioni non espressamente devolute con l'impugnazione; giustifica il fatto che il Tribunale abbia valutato anche la gravità indiziaria del vincolo associativo.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e motivazione assente/contraddittoria/manif. illogica); la Corte richiede che tali censure siano specifiche e dimostrate, non meri inviti a riconsiderare i fatti.
art. 273 e art. 274 cod. proc. pen.
Art. 273 definisce il concetto di gravi indizi di colpevolezza; art. 274 tratta le esigenze cautelari. La Cassazione sottolinea che l'accertamento di questi profili in sede di legittimità è possibile solo per violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione.
art. 292 cod. proc. pen. (richiamo al modello motivazionale) e art. 546 cod. proc. pen.
Il provvedimento del Tribunale del riesame deve rispettare il modello motivazionale previsto per le decisioni cautelari, adattato alla natura indiziaria; la Corte verifica la congruità della motivazione rispetto ai criteri logici ed alle massime di esperienza.
art. 314 cod. proc. pen.
Richiamato nel dubbio di interesse del PM ad impugnare: se l'annullamento produce la riparazione per ingiusta detenzione, il Pubblico ministero, per avere interesse, deve censurare tutti i profili decisivi; non può limitarsi ad argomentazioni astratte.
Massime di principio
- Per ottenere l'annullamento di una decisione del Tribunale del riesame in Cassazione il Pubblico ministero deve formulare censure specifiche e dimostrare la violazione di norme o la manifesta illogicità della motivazione; non è sufficiente chiedere una diversa valutazione dei fatti.
- Nel valutare la sussistenza di un'associazione a delinquere (art. 416 c.p.) è rilevante la presenza di elementi che dimostrino una struttura stabile, la ripartizione di ruoli e la programmazione delle condotte; la mera commissione ripetuta di reati con contatti sporadici può non essere sufficiente.
- La commercializzazione di beni leciti poi adulterati pone problemi diversi rispetto al traffico di stupefacenti: la disponibilità e l'acquisto frequente non implicano automaticamente l'organicità al sodalizio come accade per sostanze vietate.
- Il Tribunale del riesame può estendere l'esame oltre i motivi espressi nell'impugnazione (art. 309, comma 9 c.p.p.); l'organo che impugna deve dunque considerare che tale valutazione ampia può incidere sia sul profilo indiziario sia su quello cautelare.
- In sede di legittimità il sindacato sulla valutazione delle intercettazioni e sulle risultanze di fatto è limitato: è ammissibile solo se si dimostra un travisamento inequivocabile della prova o la manifesta illogicità della motivazione.
- Quando la decisione di merito annulla la misura per carenza di gravi indizi, il PM che ricorre in cassazione deve argomentare sia sul profilo indiziario sia, se necessario, sulle esigenze cautelari, salvo che il provvedimento non abbia lasciato assorbita una delle questioni.
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