Sentenza n. 2609/2026 - Catania, Sezione 2
avverso il silenzio serbato dal Comune intimato in relazione al completamento del procedimento di acquisizione sanante attivato dalla ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: asserita inesatta esecuzione della sentenza che aveva ordinato al Comune di pronunciarsi formalmente sulla diffida relativa al completamento del procedimento di acquisizione sanante; nel corso del giudizio sono intervenuti il diniego relativo alla particella 1589 e l’acquisizione sanante delle altre particelle
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente aveva chiesto, ai sensi dell’art. 117, commi 3 e 4, c.p.a., di accertare l’inesatta esecuzione della sentenza n. 3660/2025 e di nominare un commissario ad acta. Sosteneva che il preavviso di rigetto comunicato dal Comune il 16 marzo 2026 fosse un atto endoprocedimentale e non potesse soddisfare l’ordine giudiziale di rispondere formalmente alla diffida dell’11 agosto 2025, relativa ai terreni occupati per opere pubbliche. Dopo aver contestato i motivi ostativi indicati dal Comune — mancata prova della titolarità di quattro particelle e assenza di opere pubbliche sulla particella 1589 —, la ricorrente ha preso atto dell’acquisizione sanante delle particelle 1590, 1591, 1594 e 1595, per complessivi 449 mq e con indennizzo di € 6.667,65, e ha chiesto l’improcedibilità per tale parte, con spese a carico del Comune secondo la soccombenza virtuale. Ha inoltre dichiarato di voler impugnare autonomamente il diniego relativo alla particella 1589 e di riservarsi di agire davanti al giudice ordinario sul quantum dell’indennizzo. Il Comune sosteneva che il preavviso avesse già dato esecuzione all’ordine di risposta e, comunque, che gli atti successivi avessero concluso il procedimento; chiedeva la compensazione delle spese, richiamando la complessità degli accertamenti svolti.
La decisione
Il TAR ha dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse l’istanza di ottemperanza, tanto per le particelle 1590, 1591, 1594 e 1595, acquisite con deliberazione del 9 settembre 2026, quanto per la particella 1589, in relazione alla quale il Comune aveva adottato un diniego definitivo. Non ha quindi nominato il commissario ad acta né deciso la legittimità sostanziale del diniego relativo alla particella 1589 o la misura dell’indennizzo, questioni estranee o rimesse ad altre iniziative. Quanto alle spese della fase, ha applicato la soccombenza virtuale e condannato il Comune a rifondere € 750,00, oltre accessori di legge se dovuti: il Comune non aveva concluso il procedimento entro i novanta giorni fissati dalla sentenza n. 3660/2025, né prima dell’istanza del 17 luglio 2026. Il preavviso di rigetto non era conclusivo e la comunicazione di avvio della procedura di acquisizione sanante attestava soltanto l’avvio, non la conclusione; la complessità degli accertamenti non giustificava il ritardo, poiché il termine giudiziale, stabilito con sentenza non impugnata, doveva essere rispettato.
Norme richiamate
art. 117, commi 3 e 4, c.p.a.
Non essendo intervenuto un provvedimento conclusivo, il 17 luglio 2026 la ricorrente ha proposto istanza ai sensi dell’art. 117, commi 3 e 4, c.p.a., chiedendo l’accertamento dell’inesatta esecuzione della sentenza e la nomina di un commissario ad acta, sostenendo che il preavviso di rigetto costituiva atto meramente endoprocedimentale, inidoneo a soddisfare l’ordine di rispondere formalmente alla diffida.
La norma è indicata quale base dell’istanza diretta ad accertare l’inesatta esecuzione della sentenza e a ottenere la nomina di un commissario ad acta; il giudice dichiara poi l’istanza improcedibile perché, prima della decisione, l’amministrazione ha adottato determinazioni definitive.
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Con deliberazione n. 28 del 9 settembre 2026 il commissario straordinario, esercitando i poteri del Consiglio Comunale, ha: - disposto l’acquisizione sanante delle particelle 1590, 1591, 1594 e 1595, per complessivi mq 449 destinati alla via Salso e alla via Giovanni Prati; - riconosciuto il debito fuori bilancio di € 6.667,65; - previsto il deposito dell’importo presso la Ragioneria Territoriale dello Stato in mancanza di accettazione.
La decisione dà atto che la procedura di acquisizione sanante è stata conclusa con un provvedimento definitivo per le particelle indicate; tale sopravvenienza ha fatto venir meno l’interesse alla nomina del commissario ad acta.
Massime di principio
- Nel giudizio volto a ottenere l’esecuzione di una sentenza che ordina all’amministrazione di provvedere, l’adozione, nelle more, di determinazioni definitive sull’istanza fa venir meno l’interesse alla prosecuzione del giudizio, anche se gli atti conclusivi hanno contenuto diverso per le singole porzioni della vicenda.
- Il preavviso di rigetto e la comunicazione di avvio di un procedimento non equivalgono alla conclusione del procedimento: il primo è un atto endoprocedimentale e la seconda attesta soltanto l’avvio della procedura.
- Ai fini della soccombenza virtuale sulle spese, è rilevante che l’amministrazione non abbia concluso il procedimento entro il termine assegnato dal giudice e neppure prima della proposizione dell’istanza di ottemperanza; la complessità degli accertamenti non giustifica il mancato rispetto di un termine fissato con sentenza non impugnata.
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