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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50101/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello con tre motivi: 1) erronea applicazione della legge penale e violazione di norme processuali per avere i giudici ritenuto procedibile il reato indicato al capo B dopo la riqualificazione in furto pluriaggravato; 2) erronea applicazione della legge penale rispetto all'aggravante di cui all'art. 625 n. 7 c.p., deducendo che i tre sollevatori idraulici sottratti non potevano essere considerati parti essenziali o dotazione normale del veicolo; 3) vizio di motivazione e di applicazione della legge quanto alla dosimetria della pena, perché la Corte d'appello non ha spiegato a quale capo imputazione andasse riferita la minore gravità della condotta della SULEJMANOVIC.

La decisione

La Corte di legittimità ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata: per il capo A) il reato è estinto per remissione della querela (come documentato dagli atti di remissione e dall'accettazione degli atti da parte dei difensori); per il capo B) la sentenza è annullata perché l'azione penale era originariamente improcedibile per difetto di una querela valida (la denuncia orale resa dalla persona offesa non conteneva la volontà punitiva necessaria). Le spese processuali sono state poste a carico dei querelati in solido, limitatamente al capo A), ai sensi dell'art. 340 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 340 cod. proc. pen.

    La Corte ha disposto la condanna dei querelati al pagamento delle spese processuali in solido, limitatamente al capo A), richiamando l'art. 340 cod. proc. pen. (ripartizione delle spese processuali).

  • art. 625 c.p., n. 7 (aggravante)

    art. 625 n. 7 c.p. (aggravante contestata)

    L'eccezione difensiva circa l'erronea applicazione dell'aggravante è stata sollevata ma non decisa nel merito dalla Corte di legittimità, che ha annullato la sentenza per motivi di estinzione del reato e di improcedibilità originaria prima di affrontare il quesito sull'aggravante.

  • Giurisprudenza sulla validità della querela

    sez. 5, n. 2665 del 12/10/2021 (dep. 2022, Baia, Rv. 282648-01); sez. 2, n. 39673 del 8/9/2023 (Russo, Rv. 285311-01); sez. 3, n. 24365 del 14/3/2023 (G., Rv. 284670-01)

    La Corte ha richiamato principi giurisprudenziali secondo i quali la querela deve esprimere la volontà punitiva della persona offesa; la denuncia orale contenuta nel verbale citato non soddisfaceva tali requisiti, per cui mancava la condizione di procedibilità e l'azione penale era improcedibile.

Massime di principio

  • La remissione della querela estingue il reato quando è valida e accettata: se esiste documentazione idonea e l'accettazione, il giudice deve dichiarare l'estinzione senza rinvio.
  • Per i reati procedibili a querela, l'azione penale è improcedibile se manca una querela valida: una denuncia o un verbale che non esprimono la volontà punitiva della persona offesa non equivalgono alla querela.
  • Se la questione di procedibilità o di estinzione del reato è decisa favorevolmente all'imputato (estinzione o improcedibilità originaria), il giudice della Cassazione può annullare senza rinvio senza entrare nel merito di questioni sussidiarie (es. qualificazione del fatto o aggravanti).
  • La ripartizione delle spese può gravare sui querelati nonostante l'estinzione, in base alle norme processuali richiamate (qui art. 340 c.p.p.), salvo diverso accordo nelle dichiarazioni di remissione.
  • Le doglianze relative alla qualificazione giuridica del fatto (riqualificazione da ricettazione a furto pluriaggravato) o alle aggravanti devono essere valutate solo dopo aver verificato la sussistenza delle condizioni di procedibilità: altrimenti restano ininfluenti se il processo è estinto o improcedibile.

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