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Sentenza

Sentenza del 20/12/2021 n. 40694 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Impugnazione dell'avviso di liquidazione ICI 2005 relativo a due aree classificate nel PRG in zona D/3 (comparto di stoccaggio all'aperto di tubazioni). La ricorrente contestava: 1) che le aree fossero inedificabili o, comunque, di fatto inedificabili per le limitazioni urbanistiche; 2) la valutazione del Comune che aveva assunto come valore venale i prezzi risultanti da atti di compravendita del 2005/2006; 3) la presunta carenza di motivazione dell'avviso impositivo e l'omesso esame da parte della CTR di alcuni mezzi istruttori (perizia di parte, norme tecniche di attuazione, ecc.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che: le aree, pur soggette a limiti di percentuale di occupazione e di altezza, non erano caratterizzate da inedificabilità assoluta; la nozione di "area edificabile" ai fini ICI non viene meno per la presenza di vincoli che limitano l'edificabilità, i quali incidono solo sul valore venale e non sulla destinazione fiscale dell'area; il valore venale può essere desunto dai prezzi di vendita posti in atto in epoca prossima all'anno d'imposta, salvo prova contraria, e la CTR ha correttamente ritenuto non smentita la presunzione qualificata del prezzo di compravendita; l'avviso del Comune era sufficientemente motivato ai fini dell'impugnazione e la CTR ha potuto quindi entrare nel merito. Sono state altresì respinte le censure sulla motivazione della sentenza di merito, ritenuta chiara e congrua. Il ricorrente è stato condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato in relazione all'obbligo del giudice di pronunciarsi su tutti i motivi di appello; qui la Corte ha ritenuto che alcune doglianze dedotte in appello fossero inammissibili perché non mirate a censurare la decisione di primo grado ma a introdurre fatti nuovi.

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5

    Richiamato quanto alla censura per omesso esame di fatti/documenti; la Corte segnala il limite del sindacato di legittimità su questioni di fatto dopo la riforma, collegandolo al principio che il ricorso per cassazione non è strumento per riesaminare fatti non valutati in grado.

  • art. 116 c.p.c.

    Invocato in relazione all'omesso esame degli elementi istruttori; la Corte ha ritenuto che la CTR avesse invece valutato i documenti urbanistici dedotti e ne avesse tratto la conclusione che le aree, pur con limiti, risultavano edificabili.

  • D.Lgs. n. 504/1992, art. 2, comma 1, lett. b)

    Definisce l'area fabbricabile come area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici o alle possibilità effettive di edificazione. La Corte ha interpretato che limitazioni urbanistiche non equivalgono automaticamente ad esclusione dalla nozione di area edificabile.

  • D.Lgs. n. 504/1992, art. 5, comma 5

    "il valore... venale in comune commercio al 1 gennaio dell'anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche"

    Stabilisce i parametri per la determinazione della base imponibile ICI delle aree fabbricabili. La Corte ha ricordato che tali parametri servono per la stima in mancanza di un valore direttamente riferibile; se è disponibile un prezzo di mercato assegnato (atto di vendita), tale prezzo, se congruo e prossimo all'anno d'imposta, rappresenta il valore venale presuntivamente valido.

  • L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7

    "Gli atti dell'amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dalla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3 concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione"

    Impone il principio di motivazione degli atti tributari. La Corte ha rilevato che l'amministrazione non era tenuta a riportare nella motivazione gli elementi elencati dall'art.5 comma 5 quando non li ha utilizzati per la determinazione del valore, avendo invece fatto riferimento al prezzo di vendita.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater

    Norma richiamata in relazione al contributo unificato: la sentenza dà atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale pagamento integrativo del contributo da parte della ricorrente.

Massime di principio

  • La presenza di vincoli o destinazioni urbanistiche che limitano l'edificabilità non esclude di per sé la qualifica fiscale di "area edificabile" ai fini ICI; tali vincoli incidono sul valore venale, non sulla natura fiscale dell'area.
  • Un prezzo di compravendita stipulato in epoca prossima all'anno d'imposta è presunzione qualificata del valore venale e può legittimamente costituire la base imponibile ICI, salvo prova adeguata della sua incongruità.
  • Il Comune può determinare il valore imponibile ricorrendo al prezzo di vendita anziché ai parametri dell'art.5, comma 5, purché la motivazione dell'atto renda chiara la scelta e non sia manifestamente carente.
  • Il contribuente che contesti la valutazione deve fornire elementi specifici e idonei a smentire la presunzione del prezzo di mercato (es. evidenze di non comparabilità, operazioni anomale, ecc.).
  • In appello non sono ammissibili motivi diretti solo a far valere nuove circostanze di fatto che non censurano la pronuncia di primo grado: l'appello deve mirare a criticare la decisione impugnata.
  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione della sentenza è oggi limitato al "minimo costituzionale"; la motivazione del giudice di merito è irrilevante in Cassazione se risulta chiara, coerente e non macroscopicamente carente.

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