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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30025/2022 del 28/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino del 20/09/2021 relativa a condanne per fatti di corruzione e altri reati collegati alla vicenda di locazioni di immobili controllati da societa' partecipate dalla Regione Valle d'Aosta. Le questioni principali riguardavano: 1) la qualifica soggettiva di Accornero (pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio); 2) la sussistenza del nesso sinallagmatico tra le utilita' ricevute (comizio elettorale, pagamento di una fattura) e l'esercizio della funzione pubblica (art. 318 c.p.); 3) l'utilizzabilita' delle dichiarazioni del teste Penescu ai sensi dell'art. 63 c.p.p.; 4) la doglianza sul dolo e sulla proporzione tra utilita' e vantaggio conseguito; 5) questioni processuali di prescrizione e relative conseguenze.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto che: - esistono contraddizioni e lacune nella motivazione della Corte d'appello in ordine al nesso di corrispettivita' (sinallagma) tra la dazione delle utilita' e gli atti d'ufficio contestati; - pero' tale contrasto non poteva essere risolto con una assoluzione sostitutiva a causa della prescrizione intervenuta per il capo 2) (quanto alle vicende del comizio/da zione iniziale); - ha dunque annullato con rinvio la sentenza limitatamente al capo 3) nei confronti di Cuomo e Accornero perche' mancava una adeguata motivazione circa il nesso causale tra il pagamento della fattura e il vantaggio economico conseguito dall'imprenditore, nonche' sulla competenza funzionale del pubblico ufficiale; - ha invece dichiarato inammissibili o rigettato in gran parte gli altri motivi; - ha confermato che la qualifica di pubblico ufficiale/incaricato di pubblico servizio puo' ricavarsi anche dalla funzione e dallo scopo dell'ente privatistico coinvolto (Finaosta S.p.a.) e non e' esclusa dalla forma privata dell'ente; - ha ritenuto non decisiva l'inutilizzabilita' delle sommarie informazioni di Penescu, essendo il pagamento della fattura pacifico e l'eventuale esclusione non determinativa della prova di resistenza. Conseguenza pratica: annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Torino per nuovo esame sul capo 3) (Cuomo e Accornero); rigetto o inammissibilita' per le restanti doglianze, e nulla cambia per la prescrizione gia' dichiarata sulla fattispecie riqualificata al capo 2).

Norme richiamate

  • art. 318 cod. pen.

    Norma sulla corruzione per l'esercizio della funzione. La Corte sottolinea che e' necessario provare il nesso di corrispettivita' tra utilita' e atto d'ufficio: la mera dazione non basta; la proporzionalita' e l'irrisorieta' dell'utilita' rilevano sul piano probatorio del nesso.

  • art. 319 cod. pen.

    Norma sulla corruzione propria; applicata nella ricostruzione originaria dei fatti e richiamata nel quadro delle imputazioni oggetto del giudizio.

  • art. 63 cod. proc. pen.

    Regola sull'inutilizzabilita' delle dichiarazioni del dichiarante quando emergono indizi a suo carico senza i prescritti avvisi. La Corte ha ritenuto che anche ammessa la possibile inutilizzabilita', la prova non risultava decisiva rispetto alla prova di resistenza, posto che il pagamento della fattura era pacifico.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede l'assoluzione per insussistenza del fatto se e' evidente e non contestabile la mancanza del fatto o del dolo; la Corte osserva che per emettere una assoluzione al giudizio di legittimità occorre una evidenza ictu oculi, che qui non sussisteva, anche per via della prescrizione.

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Norma che consente l'estensione degli effetti della decisione a piu' imputati; la Corte l'ha invocata per estendere l'effetto di accoglimento di un motivo anche al coimputato.

  • art. 346-bis cod. pen.

    Traffico di influenze illecite: la Corte richiama la distinzione con la corruzione, osservando che se manca la spendita di poteri propri puo' esserci profilo di traffico di influenze illecite, essendo anche questo reato riferito alla vendita della funzione o dell'influenza.

  • artt. 357 e 358 cod. pen.

    Definizione di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio. La Corte ribadisce che la qualifica non dipende solo dalla forma giuridica dell'ente, ma dalla natura dell'attivita' e dallo scopo di interesse pubblico perseguito dall'ente.

  • art. 323-bis cod. pen.

    Circostanza attenuante speciale richiamata dalle difese; la Corte rinvia la valutazione in merito al nuovo giudizio di merito impartito in rinvio.

  • art. 8 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti: la questione e' stata evocata nella discussione sull'eventuale stato di indagato del dichiarante Penescu ai fini dell'art.63 c.p.p.; la Corte ha giudicato non decisiva la questione per l'esito del procedimento di cassazione.

  • art. 416 cod. pen.

    Riguarda l'associazione a delinquere; norma citata in relazione alle imputazioni iniziali, ma non oggetto del rinvio/parziale annullamento operativo della sentenza impugnata.

  • d.lgs. n.50/2016

    Richiamato nel dibattito sulla nozione di organismo di diritto pubblico nell'ambito dei contratti pubblici; la Corte distingue la nozione del codice degli appalti da quella rilevante in sede penale per la qualifica soggettiva.

Massime di principio

  • Per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione e' indispensabile provare il nesso di corrispettivita' (sinallagma) tra l'utilita' ricevuta e l'atto d'ufficio compiuto: la mera dazione non e' sufficiente.
  • L'irrisorieta' o sproporzione dell'utilita' rispetto al vantaggio conseguito e' rilevante sul piano probatorio: puo' indebolire la tesi della esistenza del patto corruttivo e richiedere approfondimenti motivazionali.
  • La qualifica soggettiva di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio dipende dalla natura dell'attivita' svolta e dallo scopo di interesse generale dell'ente, non esclusivamente dalla sua forma giuridica privata.
  • L'inutilizzabilita' di una dichiarazione ai sensi dell'art. 63 c.p.p. non comporta automaticamente l'annullamento della condanna se la prova residua resiste (prova di resistenza); il ricorrente deve dimostrare l'incidenza decisiva della prova viziata.
  • Se la prescrizione e' intervenuta e l'imputato non l'ha rinunciata, la Cassazione non puo' disporre un annullamento con rinvio finalizzato all'assoluzione salvo che emerga in modo evidente l'insussistenza del fatto (art.129 c.p.p. comma 2).
  • In presenza di contraddizioni motivate dal giudice d'appello circa la natura e la portata degli interventi pubblici occorre un nuovo giudizio di merito (rinvio) quando la prescrizione non impedisca la prosecuzione; la Corte di legittimita' individua i profili da integrare ma non sostituisce il giudizio di merito.
  • Quando l'intervento del pubblico agente non rientra nelle sue competenze proprie, occorre valutare se il caso rientri piuttosto nel traffico di influenze; la qualificazione del fatto incide sulla tipologia di responsabilita' penale accertabile.

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