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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28935/2022 del 21/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la declaratoria di inammissibilità dell'appello per presunta tardività. Il ricorrente sostiene che l'atto di appello è stato depositato il 13/01/2020 (timbro di cancelleria sull'originale) e quindi entro il termine di 45 giorni previsto dall'art.585 comma 1 lett. c) c.p.p., computato a partire dal giorno successivo alla scadenza del termine di 60 giorni concesso per il deposito della motivazione (motivazione depositata il 28/11/2019, termine per la motivazione scaduto il 29/11/2019, dies a quo 30/11/2019, scadenza dell'impugnazione 13/01/2020). La Corte territoriale aveva ritenuto l'appello tardivo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha accertato che la motivazione è stata depositata nei termini (28/11/2019), che il termine di impugnazione di 45 giorni decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine per la motivazione (dies a quo 30/11/2019) e che l'atto di appello risulta depositato il 13/01/2020 secondo il timbro di cancelleria sull'atto originale. Di conseguenza la dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte d'appello era errata. La Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Milano per il giudizio di merito.

Norme richiamate

  • art. 495 cod. pen.

    Norma che definisce il reato contestato (false dichiarazioni sulla propria identità). La sentenza di merito aveva condannato il ricorrente in base a questa fattispecie.

  • art. 585 comma 1 lettera c) cod. proc. pen.

    Prevede il termine di 45 giorni per proporre l'appello da parte dell'imputato; nel caso di motivazione riservata occorre computare correttamente il dies a quo per la decorrenza di questo termine.

  • art. 172 comma 4 cod. proc. pen.

    Principio generale sul computo dei termini processuali: utilizzato per confermare che, in presenza di riserva di motivazione, il termine per proporre l'impugnazione decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine concesso per il deposito della motivazione.

  • Sez.5, n.30723 del 21/06/2021 (giurisprudenza)

    Giurisprudenza citata a sostegno del principio maggioritario secondo cui il termine per il deposito del gravame decorre dal primo giorno successivo alla scadenza del termine di deposito della motivazione.

  • Sez. U., n.42792 del 31/10/2001 (giurisprudenza)

    Richiamata in relazione all'error in procedendo e al corretto esame degli atti per la determinazione del momento iniziale di decorrenza dei termini.

Massime di principio

  • Quando la sentenza è pronunciata con riserva di motivazione, il termine per proporre impugnazione da parte dell'imputato (art.585 c.1 c.p.p.) decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine concesso per il deposito della motivazione (dies a quo = giorno dopo la scadenza del termine per la motivazione).
  • La prova del tempestivo deposito dell'atto (timbro di cancelleria sull'originale, copia autentica rilasciata dalla cancelleria) è decisiva per contrastare la doglianza di tardività; gli atti di cancelleria devono essere valutati dal giudice.
  • In caso di errata declaratoria di inammissibilità per presunta tardività, la Cassazione può annullare la decisione e disporre la trasmissione degli atti alla corte territoriale per la celebrazione del giudizio di merito.
  • Occorre sempre verificare le date chiave: data di lettura del dispositivo, termine concesso per la motivazione, data di deposito della motivazione, e quindi il dies a quo per il calcolo del termine di impugnazione; errori nel loro computo possono determinare l'erronea dichiarazione di inammissibilità.
  • Tenere copia dell'atto originale timbrato dalla cancelleria o ottenere certificazione/copia autentica: è la miglior tutela procedurale per dimostrare la tempestività del deposito.

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