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Sentenza

Sentenza n. 5182/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa tutela cautelare - del provvedimento di diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di studio.

Giustizia amministrativa202513615

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di studio, reiterato con un nuovo provvedimento successivo al remand disposto dal TAR

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente aveva impugnato il diniego del visto d’ingresso per motivi di studio, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare. Dopo che il Collegio aveva disposto il remand con precedente ordinanza, l’Ambasciata d’Italia a Beirut ha adottato un nuovo provvedimento reiterando il diniego. Il ricorrente, riservandosi di impugnare tempestivamente il nuovo atto con apposito gravame, ha dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio originario.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Il Collegio ha ritenuto che, in presenza dell’espressa dichiarazione del ricorrente e in assenza di repliche o diverse richieste della controparte, non potesse decidere il merito né sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell’interesse ad agire. In applicazione del principio dispositivo in senso ampio, il ricorrente può disporre dell’azione fino a quando la causa non sia trattenuta in decisione e dichiarare di non avere interesse alla decisione di merito. La pronuncia è quindi meramente processuale e non produce effetti al di fuori del giudizio. Il TAR ha tuttavia applicato il criterio della soccombenza virtuale, ponendo a carico del MAECI le spese processuali, liquidate in euro 750 oltre accessori di legge e contributo unificato ove versato.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse

    La dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione determina l’improcedibilità del ricorso, venendo meno la condizione dell’azione costituita dall’interesse a ricorrere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto, insieme alla disciplina europea in materia di protezione dei dati personali, per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati quali presupposti della tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel giudizio amministrativo, fino a quando la causa non è trattenuta in decisione, il ricorrente può disporre dell’azione e dichiarare di non avere interesse alla decisione di merito; in assenza di repliche o diverse richieste della controparte, il giudice deve prendere atto della dichiarazione e dichiarare l’improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse.
  • La dichiarazione di sopravvenuta carenza d’interesse determina una pronuncia meramente processuale, che non consente al giudice di decidere d’ufficio il merito né di sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire e non produce effetti al di fuori del giudizio.
  • Anche quando il ricorso è dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse, le spese possono essere regolate secondo il criterio della soccombenza virtuale, ponendole a carico della parte che sarebbe stata presumibilmente soccombente sulla base dell’esito virtuale della controversia.

Come è indicizzato

MaterieVittime del dovere e benefici
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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